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 Io e le Riforme

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cardif




MessaggioOggetto: Io e le Riforme   Gio 27 Ott - 16:25

Ho scritto queste riflessioni per me, per ragionarci su. Adesso che le ho scritte, però, voglio lasciarle da qualche parte. Le lascio in questo angolino, senza far rumore.

La riforma della Costituzione e delle regole di rappresentatività attraverso la legge elettorale modificano l'assetto istituzionale in modo non certo irrilevante.
Ben altri sarebbero stati gli impegni a cui il Governo avrebbe dovuto dedicare tanto sforzo, a cominciare dalla riduzione del debito pubblico. Non è benaltrismo, è proprio che tutta questa necessità e urgenza non ce la vedo. Il compito che questo governo aveva era certamente di fare una legge elettorale, dopo la bocciatura del porcellum da parte della Consulta. E di farla nel rispetto della decisione della Consulta, che aveva sanzionato sia il premio di maggioranza che la mancanza delle preferenze.
Che le modifiche siano coniugate è palese: l'italicum, così com'è oggi, consegna al partito maggioritario il potere legislativo che la riforma costituzionale consente poi di trasferire al potere esecutivo.
E poiché pare ormai assodato che il Leader di questo partito debba essere anche il Premier, in pratica la concentrazione nelle mani di un sol uomo al comando di un notevole potere a me pare eccessiva. Le riforme che si stanno per realizzare vanno in questa direzione, e non la ritengo una buona cosa.

Per inciso, non sono convinto che la sostituzione del Leader al di sopra di tutti al Segretario di partito, con funzione aggregante di sintesi, sia cosa buona. Ma tant'è.

Sempre per inciso, penso che la Corte Costituzionale, che avrebbe dovuto esprimersi sull'Italicum il 4 ottobre e che ha invece rinviato l'esame a dopo il referendum, abbia abdicato al suo ruolo, e soprattutto alla sua indipendenza dal potere legislativo e dalla politica in genere. Non era tra i suoi compiti 'non influenzare l'esito del referendum', perciò ha fatto politica che non le competeva. Ma penso che comunque porrà delle restrizioni all'Italicum per gli aspetti già sanzionati dalla Corte al porcellum. Per questo adesso non parlo del cosiddetto 'combinato disposto' tra la riforma costituzionale sottoposta a referendum e la legge elettorale che verrà fuori dopo l'intervento della Corte. Si potrebbero fare solo ipotesi, non sapendo quale sarà il testo con cui si andrà a votare, considerato che anche il Governo pare già intenzionato a cambiare l'italicum.

Nel merito della sola riforma costituzionale, gli aspetti relativi che noto sono principalmente questi.

Senato: a non convincermi su come viene modificato non è tanto il fatto che i suoi membri non siano eletti direttamente, modifica che comunque toglie rappresentatività dell'istituzione, quanto le caratteristiche che la riforma definisce.
Oltre alla instabilità che potrebbe derivare da una maggioranza al Senato che potrebbe risultare anche diversa da quella della Camera.
La riforma dà al Senato il potere di intervenire d'obbligo su una serie di leggi (art.70), ma lo ridimensiona notevolmente.
Viene presentato come il Senato delle autonomie, quelle locali. Ma è il Senato a non essere autonomo: può approvare a maggioranza assoluta un suo disegno di legge, e proporlo alla Camera, che ha sei mesi per pronunciarsi, mentre il Senato ha 10 giorni per decidere se esprimersi su disegni di legge approvati dalla Camera e trenta giorni per proporre modifiche. Con una notevole disparità di possibilità operative. Ma potrebbe comunque decidere di intervenire su ogni legge, se volesse, ed aprire il rimpallo con la Camera, mantenendo in essere il bicameralismo che si vorrebbe eliminare.
In caso di crisi di Governo, il Presidente della Repubblica per decidere lo scioglimento del Parlamento dovrà sentire, nella riforma proposta, il solo Presidente della Camera e non quello del Senato.
Anche in caso di stato di guerra, è la sola Camera a deliberare e a conferire al Governo i poteri necessari.
Mi chiedo con quale interesse consiglieri regionali e sindaci farebbero i senatori in mancanza di incentivo economico: per impegno politico? per i vantaggi dei rimborsi spese? Per l'immunità? 
La riduzione dei costi che si vuole ottenere la si potrebbe ottenere anche in altri modi, che a me convincerebbero di più; quella fatta in questo modo sul Senato non mi piace.
Alla fine mi chiedo a cosa serva un Senato così configurato. Tanto valeva eliminarlo del tutto, comprese tutte le spese per il suo mantenimento che, sebbene ridotte, resteranno comunque in misura consistente. Non risulta significativo l'apporto dei 100 Senatori, rappresentativi delle istituzioni locali, all'approvazione delle leggi proposte dai 630 componenti della Camera. 

C'è un ampliamento di scelte demandate ai Regolamenti.
Per esempio (art. 64): i  regolamenti  delle  Camere  garantiscono  i  diritti  delle  minoranze  parlamentari. Il regolamento della Camera dei deputati disciplina lo statuto delle opposizioni. Non capisco perché la maggioranza possa approvare un regolamento che disciplina lo statuto delle opposizioni: mi sembra un condizionamento della maggioranza sulla minoranza. Forse mi sfugge qualcosa.
Ma questi vari Regolamenti, che oggi non ci sono, saranno scritti dalla maggioranza pro tempore. Al cambio di maggioranza, presumibilmente saranno apportate modifiche anche ai Regolamenti. E questo apre uno spazio di indeterminazione già nella Costituzione, quando invece questa dovrebbe essere certa nel tempo.

Il diritto di astensione è sancito dalla Costituzione, che prevede la validità dei referendum abrogativi con partecipazione maggiore al 50% e nessun minimo per i referendum confermativi. Se fosse stato considerato un obbligo esprimersi si sarebbe dovuta considerare la partecipazione dell'intero corpo elettorale. Ma la riforma prevede che per l'elezione del Presidente della Repubblica "Dal settimo scrutinio è sufficiente la maggioranza dei tre quinti dei votanti.". Si dice che non è ipotizzabile che a quella votazione qualche parlamentare possa astenersi per scelta. Ma è, appunto, una ipotesi dei sostenitori del SI. E se, invece, uno volesse esprimere il dissenso assentandosi e facendo mancare il quorum degli aventi diritto al voto? E' vero che si impone ai parlamentari l'obbligo di partecipazione ai lavori (art.64), ma è vero pure che questi non hanno vincolo di mandato (art.67). Quindi il problema resta. Non so se credere a chi sostiene che questa formulazione consenta giochi di palazzo, ma a me basta il dubbio precedente per non condividere la modifica.

Dopo l'approvazione di un testo di legge da parte della prima camera avevo tante volte sentito dire da qualche ministro: "E' vero, c'è stato un errore, ma lo correggeremo nell'altra camera".
Con una camera unica addio a questa possibilità di ravvedimento operoso.

Poi ci sono le considerazioni sulle modalità usate che non mi convincono.
Perché non accontentarsi di riforme condivise in Parlamento, cosicché con la maggioranza dei 2/3 prevista dalla stessa Costituzione, si sarebbero potute fare alcune modifiche senza ricorrere al referendum?
Per esempio, sull'eliminazione del CNEL si sarebbero facilmente potuti raggiungere i 2/3, e cancellare senza referendum quell'Ente che non ha dato i risultati che i padri costituenti avevano ipotizzato. Mettere questa eliminazione insieme alle altre riforme è stata una scelta causata da semplificazione e quindi approssimazione, oppure è stato un trucco per prendere qualche consenso in più anche da chi sugli altri punti non è tanto d'accordo?

Sicuramente non ho esaurito tutti motivi per decidere per il NO, ma questi li ritengo già sufficienti.

C'è tutto il capitolo di quello che dicono i sostenitori del SI. Mi riferisco alle dichiarazioni di esponenti politici vari e alle tesi più ricorrenti.
Frasi come questa:
"In 70 anni abbiamo avuto 73 governi, quindi una forte instabilità e una incapacità a governare..... Sicuramente se vince il NO tutto rimarrà così, l'Italia rimarrà un Paese purtroppo lento rispetto agli altri Paesi europei. Un Paese che ha invece bisogno di una spinta innovativa, che ha bisogno di essere competitivo rispetto agli altri Paesi. Un Paese che ha bisogno di correre."
(Alessandra Moretti, 18/10/2016 a "Di Martedì", che forse non è il massimo per brillantezza di idee, ma mi sarei fatti i fatti miei se non avessi sentito questa frase che ha fatto traboccare il mio vaso).

"C'è bisogno di stabilità"
I governi sono stati in verità 69, compreso il primo governo Badoglio. Quelli successivi all'approvazione della Costituzione sono stati 60. Ma i Presidenti di Consiglio sono stati 30. I soli De Gasperi (il primo nel dicembre 1945), Fanfani, Rumor, Moro e Andreotti (il settimo nell'aprile 1991) hanno costituito 31 governi. Considerata la loro vicinanza politica, non so come si faccia a parlare seriamente di instabilità, se con serietà non si considerano le semplici sostituzioni di qualche ministro. Hanno governato la ricostruzione post-bellica, il boom della ripresa economica. Hanno governato stabilmente e con continuità politica finché hanno potuto, fino a Mario Chiesa. Bene o male, è un altro discorso.
Comunque non capisco come si faccia a dire che questa riforma della Costituzione è necessaria per avere stabilità. A meno che non si faccia confusione con l'italicum e il premio di maggioranza.

"Se vince in NO si rimarrà così per altri 30 anni."
E perché? Questa maggioranza politica (in verità questo Governo, o meglio ancora questo governante) si è decisa ad approvare questa riforma. Non si può escludere che un'altra maggioranza, oppure anche la stessa, ravvedendosi, potrà decidere di proporre riforme maggiormente condivise, ragionando un po' di più. Direi piuttosto il contrario: se dovesse vincere il SI ci sarà un sistema che difficilmente sarà modificato, poiché il governante di turno non avrà interesse a ridurre i suoi poteri.

Si sostiene che "Oggi il Paese è lento, mentre con un esecutivo con più poteri l'Italia correrà. Questa riforma farà correre il Paese"
L'idea che l'Italia possa correre come conseguenza di queste riforme non la capisco proprio.
Correrà in che direzione? Verso Nord o Sud? Verso Est o Ovest? Correre in che senso?
Diminuirà il debito pubblico? Diminuirà la disoccupazione?  Si arricchiranno pure i poveri? La sanità risolverà i suoi problemi? L'Amministrazione sarà meno burocratizzata? Più vaucher per tutti? O è perché si farà il fantasioso Ponte?
Oppure correre in direzione opposta? Aumenterà più velocemente il debito pubblico? Aumenterà la disoccupazione? Ecc ecc
Ma queste scelte non sono impedite dalla Costituzione vigente.
Se poi il senso di 'correre' è un altro lo si spieghi, così si capisce perché si doverebbe votare SI. E comunque, nonostante i tanti governi, l'Italia si è ripresa dopo la guerra e gli italiani, quelli sì, non sono stati lenti.
Oltre al fatto che una cosa è se a pilotare c'è Shumacher, altra se c'è Schettini, tanto per dire.

Una domanda ricorrente è: "In quale punto della riforma c'è scritto che viene stabilito un aumento dei poteri del PdC?"
E' ovvio che non c'è scritto. Del resto nella Costituzione non c'è scritto nemmeno che il lupo mangia le pecore. Ma l'insieme della riduzione dei poteri è nascosta in alcuni passaggi.
Nel caso di crisi, come ho scritto prima, il PdR deve sentire il parere del Presidente della Camera, il quale è condizionato dal PdC e Leader del partito di maggioranza, che di fatto lo sceglie per quel ruolo. Per il PdR non sarebbe operazione indolore operare contro il parere di questo Presidente, e questo limiterebbe il potere del PdR. Del resto lo stesso PdR viene in pratica scelto dal Leader. Non è stato così per Mattarella, scelto da Renzi già con questa Costituzione? Inoltre il maggior peso del Leader è indiscutibile nello scegliere il Presidente della Camera e il Presidente della Repubblica; quindi, attraverso questi, il potere di sciogliere il Parlamento è nelle sue mani. Questo comporta una maggiore forza 'convincente' nei confronti di tutta la maggioranza di governo. Insomma, il vincolo di mandato diventa più cogente, anche se non viene modificato l'articolo che ne sancisce l'assenza.

I sostenitori del SI (e di Renzi) dicono che la riforma della Costituzione è necessaria per avere un Governo più forte per fare le riforme, e dicono pure che questo Governo ha fatto già grandi riforme sul lavoro, sulla scuola ecc, con questo assetto istituzionale. Bella contraddizione.
Penso piuttosto che, visto che è partito il discorso dell'utilità di riforme delle istituzioni, un governo che voglia affrontare seriamente il tema potrà costituirsi. Ma penso pure che se, invece, si costituirà un governo che affronti i temi del debito pubblico, degli indigenti, dell'occupazione e della sua stabilità, della scuola e della sanità in primis, sarà comunque meglio.
Ma c'è da ripetere le parole di Berlusconi, con le sue 36 grandi riforme, o le parole di Renzi sul merito che si attribuisce di aver fatto riforme che anche lui come il precedente definisce epocali per poter ritenere che, volendo, si possono fare anche con un Parlamento composto com'è adesso. Quando si è trovato l'accordo, le leggi sono state approvate in tempi brevi. In mancanza di accordo sono passati anni o non sono stati risolti alcuni problemi.

Insomma le motivazioni per il SI non mi convincono e mi rafforzano nella convinzione di votare NO.
Ma in tanti, imprenditori per primi, dicono che gli ostacoli alla iniziativa e allo sviluppo d'impresa sono la burocrazia; per esempio sui tempi necessari per avere le autorizzazioni per aprire una attività; le lentezze della giustizia con conseguenti danni subiti per prescrizioni; ecc.
E non il rimpallo delle leggi tra le due Camere. Anche questo è un falso problema. La media è una falsità: la media dei tempi per l'approvazione delle leggi è alterata da quelle leggi per le quali non c'è accordo nella maggioranza di governo e che quindi richiedono lunghi tempi di anni. E non è detto che la maggioranza della Camera unica debba necessariamente essere compatta, e quindi votare in tempi brevi una legge.
Peraltro leggi su cui c'è accordo vengono approvate in tempi brevissimi. Certo, alcune procedure, compresi i regolamenti delle Camere, possono essere migliorati per ridurre questi tempi.

Sul timore che la vittoria del NO provochi ingovernabilità con le due camere elette secondo leggi elettorali diverse, come ho già scritto, al momento non si sa come sarà la legge con cui si andrà a votare, qualunque sarà il risultato del referendum. C'è chi teme e c'è chi spera in un ritorno al proporzionale, che però non si sa come potrebbe essere. Un forte sbarramento potrebbe essere un cambiamento notevole rispetto a qualche decennio fa, per esempio. 
E comunque dopo l'approvazione del porcellum a fine 2005 ci sono state 3 elezioni politiche (2006, 2008 e 2013) e 5 governi, con tanti saluti alla stabilità che quella legge avrebbe dovuto garantire.
In quanto a stabilità, il primi tre governi di maggior durata sono stati il Berlusconi II (1409 gg e Parlamento eletto col mattarellum), il Berlusconi IV (1283 gg: porcellum) e il Craxi I (1058 gg: proporzionale). Non si direbbe che la stabilità dipenda dal sistema elettorale ma dal risultato elettorale e da altri fattori. Quello che avrebbe dovuto garantire stabilità era il premio di maggioranza, comparso col porcellum; ma  è stato bocciato dalla Corte assieme alle liste bloccate. Non mi aspetto un esito diverso per l'italicum. Non penso che si possa affidare a questo espediente la governabilità.
Del resto non pare che gli italiani alle ultime elezioni abbiano dimostrato di gradire un sistema bipolare. Non solo le forze politiche non hanno trovato intesa, sia a destra che a sinistra, ma anche gli elettori non si aggregano in modo consistente su due soli partiti, preferendo ciascuno scegliere ciò che il 'mercato politico' offre. Non vedo tanto incoerente con l'elettorato un proporzionale opportunamente corretto, alla fine.

In caso di ripensamento, mi correggerò. Ma la vedo difficile ...
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iafran




MessaggioOggetto: Re: Io e le Riforme   Sab 29 Ott - 10:26

cardif ha scritto:
Ho scritto queste riflessioni per me, per ragionarci su. Adesso che le ho scritte, però, voglio lasciarle da qualche parte. Le lascio in questo angolino, senza far rumore.
(...)

Hai fatto bene a scrivere le tue riflessioni  “in questo angolino” ... le ho letto e sono state utili ad uno come me che ha riluttanza ad entrare in certi campi ... non propriamente “suoi”.
Molti sostenitori del SI pensano che il carro renziano (destro-centro-sinistroso) garantisca loro posizioni privilegiate per parecchi lustri (al berlusca fa molto comodo essere un apparente sostenitore del NO per assicurarsi il successo comunque vada il referendum).
I cittadini italiani sono considerati i sudditi “manovali” (da mungere come spugne), importanti solo a fare da contorno ai nostri rappresentanti istituzionali affinché ricevano considerazione  dagli altri Capi di Stato quando vanno all'estero (con l'aereo presidenziale! angry ).  
Dobbiamo augurarci che il 4 dicembre ci si svegli da questo brutto incubo.
Tornare in alto Andare in basso
iafran




MessaggioOggetto: Re: Io e le Riforme   Gio 3 Nov - 14:50

cardif ha scritto:
(...)
C'è tutto il capitolo di quello che dicono i sostenitori del SI. Mi riferisco alle dichiarazioni di esponenti politici vari e alle tesi più ricorrenti.
Frasi come questa:
"In 70 anni abbiamo avuto 73 governi, quindi una forte instabilità e una incapacità a governare..... Sicuramente se vince il NO tutto rimarrà così, l'Italia rimarrà un Paese purtroppo lento rispetto agli altri Paesi europei. Un Paese che ha invece bisogno di una spinta innovativa, che ha bisogno di essere competitivo rispetto agli altri Paesi. Un Paese che ha bisogno di correre." (...)

"C'è bisogno di stabilità" 
(...)
Si sostiene che "Oggi il Paese è lento, mentre con un esecutivo con più poteri l'Italia correrà. Questa riforma farà correre il Paese"
L'idea che l'Italia possa correre come conseguenza di queste riforme non la capisco proprio.
Correrà in che direzione? Verso Nord o Sud? Verso Est o Ovest? Correre in che senso?
Diminuirà il debito pubblico? Diminuirà la disoccupazione?  Si arricchiranno pure i poveri? La sanità risolverà i suoi problemi? L'Amministrazione sarà meno burocratizzata? Più vaucher per tutti? O è perché si farà il fantasioso Ponte?
Oppure correre in direzione opposta? Aumenterà più velocemente il debito pubblico? Aumenterà la disoccupazione? Ecc ecc
Ma queste scelte non sono impedite dalla Costituzione vigente.
Se poi il senso di 'correre' è un altro lo si spieghi, così si capisce perché si doverebbe votare SI. E comunque, nonostante i tanti governi, l'Italia si è ripresa dopo la guerra e gli italiani, quelli sì, non sono stati lenti.
Oltre al fatto che una cosa è se a pilotare c'è Shumacher, altra se c'è Schettini, tanto per dire. (...)

I sostenitori del SI (e di Renzi) dicono che la riforma della Costituzione è necessaria per avere un Governo più forte per fare le riforme, e dicono pure che questo Governo ha fatto già grandi riforme sul lavoro, sulla scuola ecc, con questo assetto istituzionale. Bella contraddizione.
Penso piuttosto che, visto che è partito il discorso dell'utilità di riforme delle istituzioni, un governo che voglia affrontare seriamente il tema potrà costituirsi. Ma penso pure che se, invece, si costituirà un governo che affronti i temi del debito pubblico, degli indigenti, dell'occupazione e della sua stabilità, della scuola e della sanità in primis, sarà comunque meglio.
(...)

Fra questi c’è anche Luciano Violante.
Non avendo avuto seguito l’invito che ho fatto il  30.9.16 (http://es-forum.forumattivo.it/t319-quella-voglia-di-votare-no#3815 ) pubblico l’articolo di Gianfranco Pasquino,  apparso su “il Fatto quotidiano”, del 24 agosto 2016 (pag. 5),  in risposta alle affermazioni di Luciano Violante al meeting di CL.

.  .  .  .  .  .  .  .  .  .  . 
http://www.ilfattoquotidiano.it/premium/articoli/referendum-violante-sinventa-di-tutto-per-giustificare-il-si/
Referendum, Violante s’inventa di tutto per giustificare il Sì di Gianfranco Pasquino

Avendo letto con crescente imbarazzo, per lui, il compitino sulle modalità con le quali fu scritta la Costituzione italiana presentato da Luciano Violante al meeting di Comunione e Liberazione, mi sono soffermato su quello che l’autore considera il punto centrale per governare il Paese a forma di stivale. Esistono, secondo Violante, precise “ragioni storiche per le  quali il sistema disegnato dalla Costituzione è improntato al principio di non decisione”.
È accertato che i costituenti ritennero per molte buone ragioni che al governo e, ancora meno, al suo capo, definito, infatti, in qualità di primus inter pares, presidente del Consiglio dei ministri, non fossero attribuiti poteri tali da favorirne/agevolarne uno scivolamento/una degenerazione autoritaria. Era una preoccupazione, ieri come oggi, sottolineo come oggi, assolutamente condivisibile che, però, non ha nulla, proprio nulla a che vedere con addirittura un presunto “principio” ispiratore o fondamentale della Costituzione italiana: quello della “non decisione”. Altri sono i principi ispiratori della Costituzione italiana: democratico, personalista, pluralista e lavorista (che riflettono le culture che si accordarono per la stesura della Costituzione). Nessuna, ma proprio nessuna, Costituzione democratica è improntata a un presunto “principio della decisione”. Anzi, tutte le Costituzioni democratiche  s’ispirano  a (e codificano) due grandi, immutabili, principi: quello della separazione dei poteri e quello dei freni e contrappesi (checks and balances).
Fu il giurista contiguo al nazismo, Carl Schmitt, a porre al centro della sua concezione politica il principio della decisione. Centocinquant’anni prima i grandi padri costituenti degli USA  si confrontarono non su un’artificiale e rozza distinzione fra rappresentatività e governabilità (parola che neanche esisteva) , ma sul giusto equilibrio fra i poteri del presidente e i poteri del Congresso.  Vinse Madison contro Hamilton, poiché i costituenti preferirono sbilanciarsi a favore del Congresso (e della Corte Suprema). Oggi, anche se molti criticano, con non pochi buoni argomenti, il governo diviso, nel quale il presidente non gode di nessuna maggioranza in Congresso e vede le sue “decisioni” regolarmente frustrate e disattese (con buona pace dei presidenzialisti nostrani), Madison riconoscerebbe che l’esito “governo diviso” è compatibile con la sua visione del sistema istituzionale USA. Il problema non è tanto istituzionale quanto politico: la deriva ideologica, destrorsa, polarizzante senza precedenti del Partito Repubblicano.
Chiaramente, Violante si è messo sulla strada delle invenzioni costituzionali ed è inutile, anzi, sbagliato che evochi l’ordine del giorno Perassi che, essendo stato debitamente approvato, non indica affatto né critica né pentimento di nessuno dei Costituenti per avere posto le basi della democrazia parlamentare repubblicana. Indica, invece, il compito più che la necessità di cercare miglioramenti. Contrariamente a troppi contemporanei, i Costituenti sapevano di non essere infallibili. L’art. 138, sulle modalità con le quali modificare la Costituzione, è un monumento all’apertura del loro pensiero costituzionale. Quell’odg, esplicitata la scelta della forma di governo parlamentare, invitava/impegnava i successori a disciplinarlo “con dispositivi costituzionali idonei a tutelare le esigenze di stabilità dell’azione di governo e a evitare le degenerazioni del parlamentarismo”. Dunque, non mirava affatto a conferire maggiori poteri decisionali al governo, ma a stabilizzarlo. Nella pratica, la stabilità può essere considerata un pre-requisito della decisionalità. Tuttavia, è ormai sufficientemente noto sia che governi molto stabili possono tentare di comprare la loro stabilità grazie alla rinuncia a prendere decisioni difficili, problematiche, controverse, sia che esistono coalizioni di governo disposte a rischiare la loro permanenza in carica pur di prendere decisioni che considerano importanti. Comunque, Violante sbaglia a inventarsi un inesistente principio di non-decisione. Sbaglia di più a far credere che sia possibile introdurre nelle Costituzioni democratiche un fantomatico principio di decisione. Tuttavia, il suo capolavoro di errore, ma qui siamo entrati nella sfera della manipolazione, consiste nel giustificare le riforme fatte e sottoposte a referendum con riferimento al maggior potere decisionale che attribuirebbe al governo e al suo capo.
Nelle riforme costituzionali non esiste nulla di tutto questo. Qualcosa del genere è possibile cogliere nella legge elettorale. È anche comprensibile che una legge che attribuisce un cospicuo premio di maggioranza ad un partito e al suo capo, vietando le coalizioni, desti non poche preoccupazioni. L’Italicum è una legge brutta, da cambiare, ma non introduce nessun principio di decisione nella Costituzione italiana. Il resto sono favole di fine state.
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iafran




MessaggioOggetto: Re: Io e le Riforme   Mer 7 Dic - 17:43

Lunedì, 5 dicembre 2016, ci siamo svegliati bene, anzi benissimo. 

(fatevi leggere, però)
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MessaggioOggetto: Re: Io e le Riforme   Oggi a 0:58

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