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 Fantasmi

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MessaggioOggetto: Fantasmi   Ven 17 Mag - 2:01

Mentre pensavo distrattamente al clima devastato di un paese costretto ancora a rincorrere un vecchio satrapo e i suoi avvocati alle prese con una sfacciata richiesta di impunità, alle mistificazioni sulla “pacificazione”, mi è venuto da figurarmi quali dovrebbero essere le risposte della sinistra a certe argomentazioni, a certe mosse programmatiche.
Poi, mi sono fermata di botto, con un senso di smarrimento. Quale sinistra? Che diavolo sto dicendo? Chi diamine dovrebbe rappresentarle queste ragioni?
L’assenza di riferimenti sta ormai diventando paradossale, ci si accorge con sconcerto che quella “pacificazione” non è che una pietosa copertura, il sudario di un cadavere.
E’ vero che gli insulti di Grillo sono spiacevoli come le menzogne e le minacce di Berlusconi, ma è un fatto che, a parte la corte berlusconiana in servizio perpetuo, e i grillini che invocano la liquidazione totale, il resto del paesaggio politico pare essere animato da spettri, evanescenti, inafferrabili, muti e inaffidabili, come immagini allo specchio, che scompaiono al primo cambio di prospettiva.
Per anni abbiamo cercato di convincerci che la responsabilità per la persistenza di certi fenomeni fosse dovuta ad una parte di elettorato, alla strapotenza economica e mediatica, ma queste sono condizioni che vanno appunto combattute, non subite come dannazioni bibliche, cui nessuno può porre rimedio.
Le nostre ragioni affidate ad un esercito di spettri, occupati solo a presidiare alcuni spazi fisici di potere, senza influire su nulla, perché gli spettri sono volatili, non hanno rilevanza materiale, si limitano ad abitare in un’altra sfera, che non è la nostra
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flaviomob



Età : 46
Località : Monza

MessaggioOggetto: Re: Fantasmi   Sab 18 Mag - 12:25

Riccardo Orioles - maggio 2013
L’Italia della Mezza Repubblica

Prima e seconda repubblica, poi terza… In realtà, viviamo ormai in una Mezza Re­pubblica, che non solo ha poco a che vede­re con la repubblica di prima, ma è ormai alcunchè d’intermedio fra repubblica e monar­chia. È il secondo “governo del Presiden­te” consecutivo. L’unico prece­dente è il governo Salandra del 1914, lega­le – come questo – certamente, ma altret­tanto irri­tuale, e altrettanto lon­tano dalla maggio­ranza elettoralmente espressa.

Nel 1914, la maggioranza era senza dubbio di sorta giolittiana. Ma il capo del­lo Stato scavalcò il leader del centrosini­stra e dette – legalmente – l’incarico a Sa­landra, che fu poi confermato dal Parla­mento. Nel 2013, le urne avevano espresso una preci­sa volontà di cambiamento (divi­sa fra due partiti, che entrambi avevano esplicita­mente escluso qualsiasi accordo col cen­tro-destra) ma il capo dello Stato imbrigliò il leader del centrosinistra e det­te – legal­mente – l’incarico a Letta, che fu poi con­fermato dal Parlamento.

In entrambi i casi il governo, teorica­mente “tecnico” e d’union sacrée, bloccò le spinte sociali, emarginò la sinistra e af­frontò l’emergenza nel modo più catastro­fico, liberando spinte eversive e abbassan­do il livello civile, che già non era altissi­mo, del Paese.
Il Sudamerica (quello di prima)

Siamo arrivati così al Sudamerica (quel­lo di prima): il capo dei fazenderos mi­naccia i giudici in piazza (né il capo dello stato, Rey o Presidiente che sia, intervie­ne); fra i liberales regna l’anarchia.

Questi ultimi si dividono in due partiti, nemicissimi fra di loro. Il primo, guidato da un caudillo che per i suoi è ”come un padre che ac­compagna un bambino che cammina an­cora carponi”, punta tutte le sue carte sull’imminente révolucion, e non discute nemmeno con chiunque non ne sia più che convinto. Il secondo, fra i suoi nu­merosi caciques, periodicamente elegge un Secretario Général entusiasticamente acclamato da tutti ma che poi, nel segreto dell’urna, viene sistematicamente trombato dai suoi seguaci.
Altro che gollismo. È Pétain

“In realtà, se non facevamo così i tede­schi ci facevano a pezzi – fa trapelare qual­cuno – La banca centrale, i mercati…”. Ahimé, neanche questa è nuo­va. “Tenersi buoni i tedeschi”, “Ordine prima di tutto”, “Tutti col Capo dello Sta­to!” l’han­no già fatto a suo tem­po in Fran­cia, e non con un governo golli­sta (sogno di tanti no­tabili) ma con Pétain.

* * *

S’è vista, in questa crisi, una incredibile differenza di “professionalità politica” – per così dire – fra destra e sinistra. Da un lato l’indeciso Bersani, l’adolescente pre­suntuoso Renzi, il simpatico pasticcione Grillo; dall’altro dei professionisti freddi e duri – i Letta, i Napolitano, i Berlusconi. Non c’era partita.

Ha contato relativamente poco (anche se centouno deputati “tradito­ri” su quattro­cento non son cosa da poco) il “tradimen­to”. A contare è stata la super­ficialità, il personalismo, il leaderismo da quattro sol­di. L’Italia profonda, insomma. Che ormai da molti anni – da quando è ricca – in poli­tica si esprime così. Qua, in questa “auto­biografia della nazione”, bisogna mettere mano. Ma i vecchi non possono farlo.
Un segretario di trent’anni, e antimafioso

Conosciamo diversi trentenni – antima­fiosi militanti – che potrebbero ben dirige­re un partito, fra i giovani del Pd. Sarebbe un cambiamento vero, non de­magogico e di facciata. Potrebbe persino inalberare (cosa che nessuno ora osa o vuol fare) il nome di Berlinguer, chiaro e solare.

Lo accetterebbe, il partito, uno scossone del genere? Un se­gretario di trent’anni? La base, sì certo. Ma quanto conta la base?

I Cinque stelle, in parte per loro merito, si son trovati a gestire i ventisette milioni di voti del referendum Rodotà sull’acqua pubblica di due anni fa. Sono all’altezza i Grillo e i Casaleggio, e i loro immediati seguaci, di dirigere un simile movimento? Esistono nel Cinque stelle militanti giova­ni (giovani, ma con una storia precisa, non dei “vaffanculisti” generici di quest’ultima annata) in grado di farlo al posto dei loro vecchi, ormai evidentemente dannosi?

Fra queste due domande – apparente­mente generazionali, ma in realtà profon­damente politiche – si gioca la politica ita­liana di questi anni. Da queste generazioni e dal loro incontro (e l’attuale governo non è stabile, e le occasioni di rovesciarlo non sarebbero poche) noi ci attendiamo la ri­scossa, non dagli anziani capibranco.

Abbiamo ragione – e trent’anni di lotta mai nel palazzo ma sempre orgogliosa­mente dalla strada ci danno qualche diritto di rivolgerci a loro – nell’affidare le nostre speranze a questi giovani, in que­sto diffi­cilissimo momento?

Niente “pacificazione” con i padroni d’Italia, niente guerra fra chi, anche confu­samente, gli vuole andare contro. E un pri­mo momento di lotta e di unità già da su­bito può essere l’antimafia, come dice don Ciotti.


ALCUNE COSE UTILI DA FARE

Confiscare tutti i beni mafiosi o frutto di mal­versazione, corruzion­e o grande evasione fi­scale; assegnarli a cooperative di giovani la­voratori, e sostenerle adeguatamente;
Legge anticorruzione (riforma art. 416ter);
Trasparenza bancaria;
Applicare l’art.41 della Costituzione (“pro­grammi e controlli opportun­i perché l’attività economica pubblica e privata possa esser­e indirizzata e coordinata a fini sociali”);
Applicare l’art.42 della Costituzione (espro­prio per motivi d’inte­resse generale) per san­zionare le delocalizzazioni, l’abuso di preca­riato e il mancato rispetto degli accordi di la­voro;
Separazione fra capitale finanziario e indu­striale; tetto alle partecip­azioni finanziarie nell’editoria; Tobin tax;
Regolarizzare per legge i rapporti di lavoro di fatto;
Gestione pubblica dei servizi pubblici essen­ziali (scuola, univers­ità, difesa, acqua, energia, infrastrutture tecnologiche, cre­dito in­ternazionale); ristrutturazione della Rai su base pubblica; li­mite regionale per l’emitten­za privata;
Progetto nazionale di messa in sicurezza del territorio, sul mo­dello TVA, come volano eco­nomico soprattutto al Sud; divieto di ulte­riori cementificazioni;
Controllo del territorio nelle province ad alta intensità mafiosa.

http://www.isiciliani.it/litalia-della-mezza-repubblica/#.UZdUytjO7AI
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