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 Il punto sui prossimi potenziali allargamenti dell'UE

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MessaggioOggetto: Il punto sui prossimi potenziali allargamenti dell'UE   Dom 4 Ago - 20:43

Come noto dal 1 luglio la Croazia è il 28° stato dell'UE. L'obiettivo era talmente agognato che per l'occasione sono stati preparati grandi festeggiamenti con tanto di fuochi artificiali: per l'introduzione dell'Euro è necessario aspettare 2 anni, dopo i quali se la Croazia avrà tutti i requisiti standard entrerà anche nell'unione monetaria (in questo caso non è automatico che li avrà). Credo che sarà anche piuttosto complessa la marcia per l'ingresso in Schengen, dato che in questo settore la Croazia viene vista come Romania e Bulgaria: ancora oggi questi due aspettano il via libera da alcuni stati che non ritengono ancora sicuro aprire le frontiere.

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In coda per l'ingresso in UE ci sono altri paesi, tutti attualmente più o meno lontani dall'obiettivo e a diversi stadi ufficiali di trattativa o candidatura all'ingresso. Escludo dall'elenco l'Islanda, che aveva avviato le trattative dopo il tracollo economico, perchè successivamente ha cambiato idea ed è solo questione di tempo perchè formalizzi la sospensione o annullamento della richiesta d'ingresso.

- Serbia: ha ottenuto all'ultimo Consiglio europeo l'agognata data d'avvio per le trattative, stabilita per il gennaio dell'anno prossimo. Ha potuto compiere questo passo dopo aver trovato un accordo con il Kosovo sullo status della minoranza Serba nel nord del Kosovo.

- Kosovo: tranne che nelle zone a maggioranza serba usa l'Euro ma non è ancora candidato ufficiale all'adesione all'UE. Vista la situazione in cui versa, con corruzione dilagante e necessaria sistemazione dell'assetto istituzionale, ha ancora molto da fare per ottenere questo status.

- Bosnia Erzegovina: non è ancora candidato ufficiale e la marcia di avvicinamento è ostacolata in modo attualmente quasi insormontabile dalla situazione peculiare del paese, che è una semi-federazione dove le due componenti (Republika Srpska e Federazione croato-mussulmana) hanno poteri molto ampi rispetto al governo centrale. La situazione interna rimane congelata e di conseguenza il paese non progredisce in nessun campo.

- Montenegro: altro utilizzatore esterno dell'Euro e candidato ufficiale ma lontano dall'ingresso, principalmente per colpa della continua permanenza al potere come presidente o primo ministro del corrotto Milo Đukanović, che ha creato una rete d'interessi e alleanze per gestire i suoi interessi a scapito di quelli del paese. Gli oppositori per ora non riescono a prevalere.

- Albania: aspetta la candidatura ufficiale, alla cui concessione era stato legato soprattutto il corretto e civile svolgimento delle ultime elezioni. Il Consiglio europeo sta ancora valutando.

- Macedonia: candidato all'adesione le cui trattative sono di fatto paralizzate dal veto della Grecia e più recentemente anche della Bulgaria. Con la Grecia il contenzioso riguarda il nome stesso della Macedonia (che internazionalmente è riconosciuta come "Repubblica ex-Jugoslava di Macedonia") che essendo omonimo di una delle regioni greche genera la paura che la Macedonia possa accampare rivendicazioni territoriali su di essa, con motivazioni storiche. La Bulgaria invece accusa la Macedonia di discriminare la minoranza bulgara e di alimentare un nazionalismo macedone in funzione anti-bulgara.

- Turchia: trattative paralizzate data la contrarietà di alcuni governi a continuarle e l'ostilità diffusa dell'opinione pubblica europea all'ingresso della Turchia. All'ultimo Consiglio europeo si è stabilito di aprire un nuovo capitolo negoziale ad ottobre, subordinandolo alla relazione periodica della Commissione europea sui progressi della Turchia, ma ormai anche l'opinione pubblica turca è favorevole all'ingresso solo al 30%. Personalmente sono contrario pure io a questo ingresso, per motivi che non hanno niente a che fare con la religione ma riguardano lo stato in cui versa l'UE e la necessità di approfondire prima la sua unità che le sue dimensioni.


A suddetta combriccola in futuro si potrebbe aggiungere San Marino.

Il referendum consultivo sull'ingresso nell'UE bloccato nel 2011 dal governo sammarinese non ha fermato il Comitato promotore, che non ne ha mai voluto sapere di abbandonare il progetto ed è andato avanti come bulldozer con nuove mobilitazioni della popolazione. Dopo il referendum sono state proposte un’istanza d’Arengo (richiesta popolare ai nuovi Capitani reggenti che salgono in carica) e un progetto di legge d'iniziativa popolare, entrambi bocciati, poi è stato ritenuto ammissibile un nuovo referendum e si è cominciato a raccogliere di nuovo le firme.
Quindi ci sarà un nuovo referendum in data non ancora fissata, si dice forse a settembre.

Ad ogni modo la faccenda sembra complicata, perché alla fine del 2012 la Commissione europea ha dato un parere ufficiale sulla questione: ha detto che l'adesione non è preclusa di principio ma l'ingresso in UE di paesi piccoli come San Marino sarebbe problematico per la Comunità, che non aveva mai considerato un caso come l'adesione di micro-stati e non si è quindi mai data gli strumenti adatti ad accoglierne. Perciò ha consigliato a San Marino di fare richiesta d'ingresso nello SEE ( http://it.wikipedia.org/wiki/Spazio_economico_europeo ). Il governo, contento di ciò, ha usato il parere della Commissione per cercare di scoraggiare il Comitato promotore... ma in aiuto indiretto del Comitato è arrivata la Norvegia, membro dello SEE, che ai primi di questo mese si è detta contraria all'allargamento dello spazio ad altri micro-stati nonostante il Liechtenstein ne faccia già parte.

Una discussione generale sulla possibilità di entrare in UE c'è anche ad Andorra, ma per ora non ci sono iniziative di referendum.
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