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 Il grande equivoco

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MessaggioOggetto: Il grande equivoco   Ven 31 Mag - 1:49


In Italia, non da ora, c’è una convinzione di massa per cui si crede che tutti possano fare tutto. Siamo dei dilettanti di talento, si parla della genialità italiana, e ancora più spesso dell’arte di arrangiarsi, per cui ci si improvvisa qualsiasi cosa pur di sbarcare il lunario.
In tutto questo, si tace però il fatto che c’è anche una diffusa tendenza a non costruirsi una preparazione professionale, a schivare le fatiche della cultura, a scavalcare i passaggi faticosi che temprano alle carriere più difficili.
Si pensa, non del tutto a torto, che l’improntitudine sia il miglior viatico per ritagliarsi un ruolo vantaggioso in qualsiasi campo.
E il campo della politica è una tentazione troppo vistosa per essere lasciata cadere dai tanti furbi senza un mestiere che popolano il paese.
Abbiamo visto di tutto, autisti che si improvvisano tesorieri, ex macellai che diventano banchieri e coordinatori politici, igieniste dentali e soubrettine che leggono il compitino dai banchi delle aule consiliari, giovanotti pluriripetenti entrare trionfalmente in politica con autista addetto alla paghetta giornaliera, magliari del giornalismo diventare consiglieri del premier, e chissà cos’altro si nasconde nelle aule vetuste dei palazzi dei nostri organismi politici.
La politica come la scrematura del peggio, la fiera dell’incompetenza incollata alle mammelle gravide del denaro pubblico. Fiumi di denaro a disposizione, erogato di comune accordo alzando le mani tutti insieme per approvare dotazioni e ampliamenti. Nessun’altra carriera garantisce una mimetizzazione così completa delle proprie incapacità, e retribuzioni così autoreferenti e dilatabili coi mille sotterfugi dei professionisti delle “autonomie”.
L’altro asso nella manica degli incompetenti di successo è l’appello alla semplicità, al linguaggio e ai problemi della gente comune, come se volessero davvero rappresentarla, come se non se ne fossero abilmente tirati fuori grazie a meccanismi prevaricatori rispetto alle regole che valgono, appunto, per la gente comune.
Una vera ovazione elettorale ha salutato la discesa in campo di un ex-palazzinaro, diventato imprenditore televisivo, uno che aveva dimostrato di saper fare affari. Come se i propri affari e gli affari di stato non fossero categorie antitetiche, una maggioranza di italiani gli ha colpevolmente consegnato il paese, in nome di quel grande equivoco di cui parlavamo all’inizio, che tutti possono fare tutto, specialmente quelli che non dovrebbero.
Un altro boom elettorale ha coronato la brillante carriera di un comico, che ha solo colorato di invettiva il suo repertorio di battute, ne ha ristretto il campo all’ambito politico, e si è trovato a fare il leader di un movimento virtuale, costretto a sostanziarsi in improbabili rappresentanti dell’ultimo minuto.
Insomma, l’ennesima concessione di credito all’incompetenza, e non vale sostenere che c’è di peggio, perché così non si è mai cominciato e non si comincerà mai a pretendere il meglio.
Non dico un governo degli ottimati, una classe dirigente formata alle scuole superiori di Amministrazione, persone fornite di esperienze e competenze statuali, basterebbero persone coscienti della natura del ruolo che si ricopre e dotate della capacità di adeguarsi al linguaggio e ai comportamenti che il ruolo richiede, attenti ad essere all’altezza del compito di rappresentare la comunità nazionale.
Perché “loro” , chiunque ce li abbia mandati, parlano di noi, e nessuno può sentirsi innocente della composizione della propria classe politica. Si, perché il corollario più desolante di quell’equivoco sulla improvvisazione, è che nessuno giudica severamente un dilettante, ed ogni esperienza è solo un altro generoso esperimento.

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flaviomob



Età : 46
Località : Monza

MessaggioOggetto: Re: Il grande equivoco   Sab 1 Giu - 12:15

Chapeau!
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MessaggioOggetto: Re: Il grande equivoco   Sab 1 Giu - 18:36

Concordo su tutto, tranne che sulle prime parole: in Italia, non da ora ...
Avendo "rivissuto" il mio paese natale (non piu' da turista) vi posso assicurare che le somiglianze sono sorpredenti, anzi direi che qui si trova il modello originale. Non vorrei banalizzare il discorso con la solita frase del popolo che ha la classe politica che si merita ma se guardiamo a certe radici culturali comuni ci origine ed influenza "levantina" ...
alexis
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MessaggioOggetto: Re: Il grande equivoco   Sab 1 Giu - 21:44

Quando ci vogliono spaventare con lo spettro della Grecia, evidentemente ci pare azzardato mettere sullo stesso piano quella che era la settima potenza industriale ed un paese che ha un PIL eguale alla sola Lombardia.
Ma, al di là della battuta che accoglie tutti gli italiani in Grecia "stessa fazza, stessa razza", c'è una cosa che accomuna in modo irrimediabile la Grecia all'Italia: il tasso enorme di corruzione e di evasione fiscale, veri roghi di ricchezza nazionale.
La tentazione dell'uomo forte, favorita in Italia anche dalla presenza del Vaticano e dalla sua ricerca di prerogative certe, in Grecia ha evidentemente un altra matrice, ma forse anche la Chiesa ortodossa ha le stesse tentazioni di accordi coi poteri forti.
"Se Atene piange, Sparta non ride", anche questa è una vecchia storia da popoli mediterranei, disposti a darsi la zappa sui piedi, pur di non favorire l'avversario interno, il più insopportabile, il più odiato, il più colpevole delle proprie sventure.
Dovessimo crescere in fatto di consapevolezza dell'interesse nazionale, forse saremmo ancora i primi al mondo.
Ma non è ancora storia d'oggi, se anche le ribellioni si incanalano in formazioni come "Alba Dorata" e il Movimento 5 stelle.
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MessaggioOggetto: Re: Il grande equivoco   Dom 2 Giu - 22:07

[quote="Lou"]Quando ci vogliono spaventare con lo spettro della Grecia, evidentemente ci pare azzardato mettere sullo stesso piano quella che era la settima potenza industriale ed un paese che ha un PIL eguale alla sola Lombardia.
[...]
Il sistema e' lo stesso, non importa la grandezza o il livello del PIL, la "cura" non cambia. Puo' solo variare il dosaggio e l'intensita' delle misure e l'attenzione verso l'amalato per le conseguenze che possono esserci sull'intero continente a causa di un fallimento.
[....]
Ma, al di là della battuta che accoglie tutti gli italiani in Grecia "stessa fazza, stessa razza", c'è una cosa che accomuna in modo irrimediabile la Grecia all'Italia: il tasso enorme di corruzione e di evasione fiscale, veri roghi di ricchezza nazionale.
[....]
Si' e' una parte della tecnica, sempre la stessa, usata in tutti i paesi sottoposti alla "cura", quella di disorientare l'opinione pubblica e concentrare l'attenzione sulle "cause interne" - uguali da pertutto - corruzione, evasione fiscale, costo della politica, clientelismo ecc. facendo in modo che in ogni paese la rabbia si concentri a questo e non alle vere cause che sono comuni ed "esterne".
alexis
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MessaggioOggetto: Re: Il grande equivoco   Dom 2 Giu - 22:14

Solo uniti si vince il nemico comune.
========
Fonte: [color:a37d=#9F0D00 !important] il manifesto | Autore: [color:a37d=#9F0D00 !important] Goffredo Adinolfi

Intervista a Miguel Cardina: «Un’alternativa di sinistra per fermare l’austerità»


A Lisbona oggi è prevista una grande mobilitazione anti-troika degli «indignati». Intervista a Miguel Cardina del Centro di Studi sociali di Coimbra




Miguel Cardina, ricercatore presso il Centro de Estudos Sociais dell’Università di Coimbra, è tra i maggiori conoscitori dei movimenti sociali portoghesi di questi ultimi quattro decenni. È da poco uscito in libreria, con José Soeiro e Nuno Serra, Não Acredite em Tudo o que Pensa. Mitos do Senso Comum na Era da Austeridade, una destrutturazione del discorso pubblico sull’austerità. È quindi la persona più indicata per capire quello che sta succedendo nel campo dei movimenti anti-troika in Portogallo.
Oggi è il giorno della grande manifestazione organizzata dal movimento Que Se Lixe a Troika (Qslt) e la domanda è ovvia: che relazione c’è tra il Qslt e i partiti della sinistra parlamentare Bloco de Esquerda (Be) e Partido Comunista Portugues (Pcp)?
Il movimento è politico ma a-partitico. Non è contro i partiti, ma contro le politiche sostenute da alcuni di essi. Al suo interno ci sono persone di vari partiti (Be, Pcp, Ps), ma non è il fronte comune di nessuno di essi. L’idea è di riunire attivisti che vogliano combattere contro l’austerità e cercare di generare una forte resistenza di piazza contro le politiche della troika, così come è già successo nelle due manifestazioni del 15 settembre e del 12 marzo.
Indignados, Geração a Rasca e Que se Lixe a Troika: tre nomi per indicare lo stesso movimento oppure ci sono delle differenze?
È difficile tracciare frontiere nette. La Geração a Rasca è stata una cosa molto contingente, legata a un momento molto specifico, quello della manifestazione del 12 marzo del 2011, che è nata da una convocazione di quattro giovani e ha dato luogo a un assordante grido sociale contro la mancanza di prospettive e di futuro.
In che modo quella manifestazione ha inciso, se ha inciso, nel modo di partecipare?
Quella manifestazione ha innovato profondamente il modo di intendere la partecipazione. Per la prima volta nella storia portoghese, protagonisti e organizzatori di una grande manifestazione non erano i partiti o i sindacati. Così, grazie a questo tipo di manifestazioni, hanno cominciato a mobilitarsi persone che mai si erano mobilitate e che, probabilmente, mai lo avrebbero fatto se le manifestazioni fossero state convocate da quelle strutture.
Qual è il rapporto che lega i tre momenti, quello della Geração a Rasca, degli Indignados e del Qslt?
Gli Indignados, le assemblee popolari e tutto il resto sono venuti dopo la grande fiammata della Geração a Rasca e questa volta le influenze di quel che stava succedendo anche in altri paesi, tra cui ovviamente la Spagna, si sono fatte sentire.
E il Qslt?
Il Qlst è l’ultima fase di una lunga evoluzione. Corrisponde alle manifestazioni del 15 settembre 2012 e del 2 marzo 2013 e, in questo momento, è sicuramente il soggetto più attivo nel campo della protesta contro le politiche della Troika.
Come sono organizzate le manifestazioni: centralizzate nella capitale o radicate in tutto il territorio?
Entrambe le manifestazioni hanno avuto decine di espressioni locali. Non solo a Lisbona, ma anche a Oporto, Coimbra, Braga, Aveiro, Leiria, Faro. Nella manifestazione dello scorso 2 marzo si è aggiunta una nuova forma di protesta, le cosiddette “maree” settoriali, al cui interno si riuniscono i lavoratori dei settori più colpiti dalle politiche di questi ultimi due anni: i lavoratori della salute pubblica, dell’educazione, della cultura, ma anche studenti e pensionati.
Si può supporre si riesca a riportare a votare coloro che nel 2011 erano rimasti a casa?
Tendo a pensare che in un momento come questo – in cui le scelte politiche riguadagnano importanza – ci sono possibilità che l’astensione torni a scendere. Questo implica però che partiti e movimenti sociali vincano la percezione diffusa che non ci sono alternative, e che convincano gli elettori che votare non è solo un modo per «cambiare tutto perché rimanga tutto uguale». Ci sono comunque segnali interessanti: i sondaggi indicano chiaramente che la maggioranza dei portoghesi considerano che questo governo si debba dimettere (una posizione che è sostenuta da tutta l’opposizione) e che la sinistra anti-austerità, Bloco de Esquerda e Partido Comunista Português, sta salendo ben al di sopra della soglia del 20%.
Alcuni osservatori ritengono che la vaghezza delle proposte del Qslt favorisca una logica che va al di là di una alternativa più propriamente di sinistra.
La manifestazione del 12 marzo del 2011 chiedeva un futuro differente ed è vero – anche perché c’era allora un governo socialista – che lì avevano partecipato alcuni settori della destra. Lo stesso però non si può dire della fase successiva. Sia nella manifestazione del 15 settembre 2012, contro le politiche di austerità e contro la Troika, sia in quella del 2 marzo scorso, durante la quale si sono chieste le dimissioni del governo, era chiaro che il Qlst si poneva come un’alternativa a sinistra e di sinistra per l’uscita dalla crisi.
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MessaggioOggetto: Re: Il grande equivoco   Dom 2 Giu - 22:25

SOLO UNITI SI VINCE
L'iniziativa di Cipras (Syrisa) in Portogallo e Spagna per un coordinamento della lotta continua.
a.k.
============
Fonte: [color:2042=#9F0D00 !important] il manifesto | Autore: [color:2042=#9F0D00 !important] Jacopo Rosatelli

Indignati di tutta Europa…






A Madrid e in altre 40 città a fianco delle «marea» degli indignados e dei lavoratori dei settori pubblici sfilerà anche Izquierda Unida, che ieri ha riunito i propri militanti in una grande assemblea con il leader della greca Syriza, Alexis Tsipras, figura di riferimento della sinistra anti-austerità.
Ma oggi non è che l’inizio. Dopo lo storico primo sciopero europeo dello scorso 15 novembre, infatti, tornano a farsi sentire anche i sindacati. Sotto l’egida della loro confederazione europea (Ces), a metà del mese daranno vita a una settimana di iniziative «per l’Europa sociale e per il lavoro»: in Spagna sono già indetti cortei in tutto il Paese il 15 e il 16, in Francia un’iniziativa unitaria di tutte le centrali il 19, in Italia speriamo che (almeno) la Cgil batta un colpo. O con iniziative ad hoc oppure «europeizzando» almeno un po’ la manifestazione nazionale del 22, già programmata e indetta insieme a Cisl e Uil per chiedere al governo Letta «provvedimenti per uscire dalla recessione e riprendere la crescita».
Nel frattempo, un appuntamento molto importante sarà Alter summit, un vertice europeo alternativo che avrà luogo ad Atene il 7 e l’8, organizzato da molteplici gruppi della società civile di tutta l’Ue, con il sostegno di autorevoli intellettuali critici come il tedesco Elmar Altvater e il britannico (ma docente a Berlino) Trevor Evans (www.altersummit.eu). L’obiettivo – come si legge nel manifesto di convocazione – è coordinare le lotte in corso nel continente per riuscire a «cambiare i rapporti di forza per imporre una vera democrazia politica, sociale ed economica in Europa». La scelta della capitale ellenica, ovviamente, non è casuale: «la Grecia è stata il laboratorio delle politiche distruttive, ma può anche diventarlo della resistenza». Il motivo di tanto – benvenuto – attivismo risiede anche nel fatto che a fine giugno ci sarà il Consiglio europeo, l’ultimo prima delle elezioni in Germania del prossimo settembre. Al vertice di Bruxelles i capi di stato e governo hanno in serbo di aggiungere un ulteriore tassello alla costruzione della cosiddetta governance economica della Ue: dopo le misure che vanno sotto i nomi di six pack, fiscal compact e two pack, ecco il cosiddetto «Patto per la competitività» (o Convergence and Competitiveness Instrument, CCI). Fortemente sponsorizzato dalla cancelliera tedesca Angela Merkel, e accuratamente predisposto dalla Commissione guidata da José Manuel Barroso, il nuovo patto vincolerebbe ulteriormente gli stati ad applicare le «riforme» ispirate alla filosofia neoliberale.
Per impedire che ciò accada e, soprattutto, che passi sotto silenzio, da un paio di settimane è in rete l’appello Another Europe is possible promosso da un gruppo di dirigenti della sinistra austriaca, immediatamente affiancati da esponenti dei partiti progressisti tedeschi, francesi e italiani, oltre che da economisti, giuristi e politologi (www.europa-geht-anders.eu). Lo spettro ideologico è ampio: si va dalla sinistra socialista (compresa la gauche del Ps francese) ai comunisti, passando per le correnti più radicali dei verdi (in Italia lo ha firmato Sel). Differenze che non impediscono di condividere l’interpretazione del vero significato delle «riforme strutturali» che Merkel e compagnia vorrebbero ulteriormente blindare nel nuovo «patto per la competitività»: «riduzione delle prestazioni sociali (anche attraverso l’aumento dell’età pensionabile), distruzione dei contratti collettivi di lavoro e privatizzazione di acqua, istruzione ed energia».
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MessaggioOggetto: Re: Il grande equivoco   Oggi a 21:10

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