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 Homo semper novus sed in more maiorum.

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Rom




MessaggioOggetto: Homo semper novus sed in more maiorum.    Dom 3 Apr - 10:08

C'è un interessante editoriale, sulla Repubblica di oggi, di un Eugenio Scalfari sempre più ecumenico, che tuttavia non si sottrae alla necessità di dare giudizi.
http://www.repubblica.it/politica/2016/04/03/news/il_fiammifero_della_guidi_e_l_incendio_che_ora_divampa-136788761/?ref=HRER2-1


Due mi sono sembrati gli argomenti, ovviamnte connessi tra loro, che emergono dal suo articolo.


Il primo.

Il tema della democrazia è stato più volte riproposto da quando Renzi ha preso il potere nel 2013 come segretario del Pd prima e di presidente del Consiglio poi. Da allora Renzi comanda da solo con il suo cerchio magico composto da suoi più fedeli collaboratori. Ho più volte criticato questa tendenza autoritaria...
...ho invece rivisto la mia contrarietà al comando solitario. L'ho rivista per due ragioni: la prima riguarda l'estrema complessità dei problemi che oggi ogni governo deve fronteggiare nel proprio Paese, in Europa e nel mondo. La seconda sta nella constatazione che una società globale complica ancor più la complessità dei problemi e la maggiore rapidità necessaria per risolverli.


Il secondo.
C'è un altro tema che mi sono posto: a chi somiglia veramente Renzi? Non sono certo il primo a porre questa domanda. Molti hanno scritto che somiglia a Berlusconi, altri addirittura a Craxi. Anch'io ho colto alcuni tratti di somiglianza a Berlusconi e qualcuno anche con Craxi. Ma il vero personaggio cui somiglia molto credo che Renzi non lo sappia: si chiama Giovanni Giolitti.
... La sua posizione era ispirata genericamente ad un liberalismo progressista e la maggioranza di cui dispose alla Camera fu quasi sempre molto elevata. Per mantenerla tale cambiò spesso le sue alleanze...Nel Mezzogiorno appoggiò clientele e proprietari terrieri guadagnandosi l'insulto politico di Salvemini che chiamò il suo governo "ministero della malavita" ed "ascari" i suoi sostenitori meridionali.
Quando il Partito socialista e le organizzazioni sindacali operaie sentirono sempre più un orientamento di sinistra, soreliano, massimalista e rivoluzionario, Giolitti si alleò con il primo gruppo di cattolici democratici gestito da Gentiloni.

...Fece sgombrare D'Annunzio da Fiume ma tollerò le violenze degli squadristi fascisti sperando di poterli assorbire gradualmente nella sua maggioranza politica. A questo fine favorì l'ingresso alla Camera nella sua maggioranza dei trenta deputati fascisti nel 1921.
...In conclusione un partito giolittiano fu un vero e proprio partito della Nazione, che oscillava tra una destra e una sinistra moderate, con ancoraggio sostanzialmente centrista e un Capo unico che era lui.



Lasciamo da parte il fatto - sebbene rilevante - di quanto e come lo stesso Scalfari abbia contribuito, con innocenza tutta liberale, all'affermazione di questa politica dell'Homo Novus riciclato da un mos maiorum ineluttabilmente democristiano.


Primo problema: l'inefficienza della democrazia e l'efficienza autoritaria.
La storia moderna mostra ciclicamnte che i sistemi autoritari sono più efficienti, per rapidità e nettezza decisionista.
E mostra anche, però, che questo è valido nell'immediato: a gioco lungo, ogni regime autoritario ha dovuto cedere di fronte a quelli democratici.
Ciclicamnte, dicevamo, si pone questo problema, della "complessità che si governa con il decisionismo", e la complessità stessa viene ogni volta vissuta come se fosse un attributo sorprendentemente nuovo, piombato da chissà dove sul palcoscenico dell'attualità.
Nel momento in cui lo scontro avviene sul piano della violenza militare, o dei suoi antefatti, può darsi che un decisionismo autoritario possa servire: pro tempore, e comunque non più di quanto siua richiesto dai meccanismi del confronto bellico.
Ma la crisi della democrazia si affronta con più democrazia, non con una sua limitazione.


Secondo problema: gli inquietanti antefatti di ogni fascismo.
Governi " della Nazione", che hanno tentato di rappresentare tutto e il contrario di tutto, favorendo di fatto gli interessi forti e prendendo le distanze dalla sinistra, sono la premessa dei vari fascismi andati al potere tramite il consenso popolare, sebbene tale consenso fosse accompagnato da azioni violente e intimidatrici.
Questo è stato il caso, macroscopico, dell'Italia e della Germania.
Il caso dell'Italia attuale si spinge ancora più in là.
Adesso abbiamo, infatti, tutti partiti che sono "della Nazione", che cioè vogliono tenere dentro tutto e il contrario di tutto, e per questo devono abolire ogni confronto interno, che sarebbe distruttivo: non è la "fine della politica", intesa come prassi, ma è certamnte la "fine della coscienza politica", anzi della possibilità di formarsi una coscienza politica, sia pure schematica, da parte dell'elettorato democratico.
I partiti sono fatti solo di vertici e di nomenklatura, nella cittadinanza ci sono soltanto differenze antropologiche.


E' interessante notare che lo stesso Giolitti, l'antesignano del Partito della Nazione, questo pensava dei partitoni "a vocazione maggioritaria", come ama definirsi il PD prima veltroninano, e ora renziano - diceva Giolitti: Il governo rappresentativo non può procedere regolarmente senza partiti organizzati con programmi chiari e precisi. Mancando questa condizione, il governo è costretto ad appoggiarsi successivamente a mutevoli maggioranze, le quali non si possono tenere riunite se non in nome di interessi speciali e locali.
Amen.

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MessaggioOggetto: Re: Homo semper novus sed in more maiorum.    Lun 4 Apr - 9:42

Rom ha scritto:
E' interessante notare che lo stesso Giolitti, l'antesignano del Partito della Nazione, questo pensava dei partitoni "a vocazione maggioritaria", come ama definirsi il PD prima veltroninano, e ora renziano - diceva Giolitti: Il governo rappresentativo non può procedere regolarmente senza partiti organizzati con programmi chiari e precisi. Mancando questa condizione, il governo è costretto ad appoggiarsi successivamente a mutevoli maggioranze, le quali non si possono tenere riunite se non in nome di interessi speciali e locali.

Un governo, che trascuri le condizioni sociali della popolazione e che guardi a favorire la classe dirigente, non mi sembra che possa definirsi "governo democratico".
I cosiddetti "partiti giolittiani" (organizzati con programmi chiari e precisi) debbono, quindi, esistere (anche solo sulla carta) per presentarsi fra le democrazie occidentali.   
Se andasse a votare anche solo un milione di elettori, l'attuale classe politica italiana "governerebbe" senza vergogna per fare ... l’interesse dei propri ristretti rappresentati.  angry
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Rom




MessaggioOggetto: Re: Homo semper novus sed in more maiorum.    Lun 4 Apr - 14:25

Purtroppo la democrazia è formalmente tale anche quando non pone al centro le "condizioni sociali" o la giustizia sociale, e anche quando favorisce i ceti più ricchi.
La democrazia è un assetto istituzionale, che non pone condizioni politiche di merito.
In teoria, il fatto che il diritto di voto è universale dovrebbe avere come conseguenza che vengano garantiti e anzi favoriti gli interessi della maggioranza della popolazione, che (sempre in teoria) coinciderebbero con un livello avanzato di giustizia sociale.
Ma la realtà è diversa dalla teoria, ovviamente.
Nella prassi, capita di doversi accontentare che la giustizia e le condizioni sociali non siano violati in modo troppo confliggente coi dettami costituzionali, o con la semplice decenza.

A parte le distorsioni di questo processo teorico, indotte da una serie di ragioni in gran parte note, c'è l'antefatto fondamnetale di una complicata e contraddittoria coesistenza tra istituzioni democratiche e un sistema economico capitalista, che è in sé tutt'altro che democratico, o non lo è affatto in modo automatico e connaturato.
C'è un equivoco portato dalla storia che spinge a mettere in sordina questa contraddizione: l'origine "borghese" del capitalismo moderno, che si è contrapposto alla sclerosi sociale dell'ancien regime aristocratico e favorendo il trapasso verso la democrazia liberale, giustificando così l'identificazione tra capitalismo borghese e liberalismo.
Si è però visto ben presto che la democrazia liberale capitalista aveva grandissimi limiti, che sono stati attenuati soltanto quando il socialismo ha immesso la propria forza nel sistema: sempre però convivendo col capitalismo, in modo conflittuale.
... e poi, i particolari di questa storia sono troppo noti e troppo complessi, per ridurli i poche righe.

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Micol



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MessaggioOggetto: Re: Homo semper novus sed in more maiorum.    Mar 5 Apr - 0:23

Rom


Scrivi :"Ma la realtà è diversa dalla teoria, ovviamente".Queste parole mi fanno venire in mente un saggio di Schopenhauer, che è L'arte di ottenere ragione, in cui il filosofo dice che cio' che è vero in teoria deve essere vero anche in pratica. In realta' ha ragione.

Il post è bellissimo e mi complimento con te, forse troppo corposo per rilassarsi al forum dopo una giornata di lavoro.
Ciao
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Rom




MessaggioOggetto: Re: Homo semper novus sed in more maiorum.    Mar 5 Apr - 0:37

Micol ha scritto:
Il post è bellissimo e mi complimento con te, forse troppo corposo per rilassarsi al forum dopo una giornata di lavoro.

Grazie per il "bellissimo", che è un complimento sempre gradito, specialmente quando è esagerato.
Per il resto, quello che dici spiega in modo sintetico ed esauriente perché molti aspetti della democrazia sono teorici.
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Micol



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MessaggioOggetto: Re: Homo semper novus sed in more maiorum.    Mar 5 Apr - 1:26

Rom.

Vedo che l'autore di un post chiede a un lettore la spiegazione di cio' che ha scritto, è la 1a volta che mi capita.No, non ce la faccio ad andar a cercare il libro di Schopenhauer, vediamo un po', riflettiamo. Teoria e pratica devono non confliggere, cio' che è vero in teoria deve essere vero anche in pratica, se un ponte crolla si vede che i calcoli degli architetti erano errati. Vuoi sapere perchè la teoria della democrazia non si traduce in pratica?Semplice, perchè è la teoria che è errata, l'uomo è egoista e profittatore, ladro e furfante, spergiuro e manigoldo,infingardo e sicofante, e cosi' via, e con queste regole non si puo' ottenere la giustizia sociale.
Ciao
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MessaggioOggetto: Re: Homo semper novus sed in more maiorum.    Mar 5 Apr - 14:58

Rom ha scritto:
Purtroppo la democrazia è formalmente tale anche quando non pone al centro le "condizioni sociali" o la giustizia sociale, e anche quando favorisce i ceti più ricchi.
La democrazia è un assetto istituzionale, che non pone condizioni politiche di merito.
In teoria, il fatto che il diritto di voto è universale dovrebbe avere come conseguenza che vengano garantiti e anzi favoriti gli interessi della maggioranza della popolazione, che (sempre in teoria) coinciderebbero con un livello avanzato di giustizia sociale.
Ma la realtà è diversa dalla teoria, ovviamente.
Nella prassi, capita di doversi accontentare che la giustizia e le condizioni sociali non siano violati in modo troppo confliggente coi dettami costituzionali, o con la semplice decenza.

A parte le distorsioni di questo processo teorico, indotte da una serie di ragioni in gran parte note, c'è l'antefatto fondamnetale di una complicata e contraddittoria coesistenza tra istituzioni democratiche e un sistema economico capitalista, che è in sé tutt'altro che democratico, o non lo è affatto in modo automatico e connaturato.
C'è un equivoco portato dalla storia che spinge a mettere in sordina questa contraddizione: l'origine "borghese" del capitalismo moderno, che si è contrapposto alla sclerosi sociale dell'ancien regime aristocratico e favorendo il trapasso verso la democrazia liberale, giustificando così l'identificazione tra capitalismo borghese e liberalismo.
Si è però visto ben presto che la democrazia liberale capitalista aveva grandissimi limiti, che sono stati attenuati soltanto quando il socialismo ha immesso la propria forza nel sistema: sempre però convivendo col capitalismo, in modo conflittuale.

Mi induci a convenire che sono un sognatore incallito, un sognatore al quadrato:
1°) mi illudo che i rappresentanti dei cittadini eletti al Parlamento siano l’espressione della maggioranza degli elettori, quella cioè che è solo maggioranza numerica e più bisognosa di giustizia sociale ;
2°) se anche così fosse, mi illudo che gli ipotetici "tribuni/esse del popolo" siano votati/e a realizzare la giustizia sociale e non gli interessi personali o familiari (per come lascia intendere Micol).
Adesso mi spiego anche i diversi risvolti nelle sbandierate intenzioni di “attuare una politica basata sulla centralità del cittadino”. Tutti i cittadini (ricchi o poveri che siano) vogliono essere al centro delle attenzioni; perché privilegiare i poveri cristi se anche i ricchi “piangono” miseria come i primi (anche quando sono nelle condizioni di lasciare "briciole" in giro)?
Forse, mi dovrò ricredere su tutto, anche sui più convinti rappresentanti del M5S e della frangia politica non allineata del PD. 
Non mi posso ricredere, invece sui De Luca, sui Berlusconi, Buttiglione, Formigoni, Renzi, Verdini, Mastella, Pera, Bossi, Vespa, Ferrara, D’Alema & Co. (fino ai Bertinotti ed ai Vendola); sulle Boschi, sulle Carfagna, Brambilla & Co (comprese le Comi, le Moretti e le Serracchiani), che continueranno a comportarsi come io non avrei pensato mai che si potessero comportare.
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Lara




MessaggioOggetto: Re: Homo semper novus sed in more maiorum.    Mar 5 Apr - 16:07

Democrazia vuol dire solo “governo del popolo”, è solo un sistema rappresentativo, ma non garantisce di per sé eguaglianza e giustizia. Spesso, sento dire che un governo non è democratico perché favorisce gli interessi dei più ricchi e non combatte le ingiustizie. In effetti, se i meccanismi di elezione e di rappresentanza sono rispettati , così come le forme di bilanciamento dei poteri,  esso è democratico, anche se tutta questa democrazia serve solo a garantire gli interessi dei più forti ed il perdurare dello sfruttamento di vaste porzioni della società civile.
Semplicemente, la teoria istituzionale e i diritti non bastano a “sostanziare”  la giustizia e l’eguaglianza.
La vita pratica dei cittadini si estrinseca in bisogni e aspettative, libertà di agire e pensare, creatività e rispetto degli altri, tutte cose che il diritto e le istituzioni possono garantire in teoria, ma che solo un’economia ordinata e un sistema attento alle pari opportunità può soddisfare, tagliando le unghie ai proprietari di monopoli e oligopoli, affievolendo pretese di posizioni dominanti, ricusando le opportunità straripanti  di coloro che detengono capitali e relazioni privilegiate.
Nell’ambito della democrazia formale, oggi lo sforzo delle classi dominanti si concentra sulla formazione distorta del consenso, sulla manipolazione delle coscienze, indirizzate verso l’individuazione di nemici esterni o l’insofferenza verso le regole di perequazione, il ribellismo verso la presenza dello stato, figurato come nemico della libertà individuale e non come garante contro lo strapotere di ricchi e violenti.
Negli ultimi decenni, abbiamo assistito all’incredibile spettacolo delle classi umili che votavano in massa per avidi miliardari in cerca di legittimazione popolare, come se la vittoria dei soldi, comunque arraffati , fosse una garanzia di libertà e di equità: la leggenda del “self-made man”  consegnata  ai sogni di modesti e onesti borghesi, che credono alla ricchezza come una volta si credeva alla provvidenza, un esito autoreferenziale, dai percorsi imperscrutabili ma benedetti.
La manipolazione del consenso è l’attività principale di partiti e lobbies, rassegnati all’impalcatura giuridica di uno stato formalmente ed equamente rappresentativo, ma tuttora capace di sortire effetti altamente conservativi dello status quo.
Anche la classe politica, comunque eletta, al contatto con il maneggio delle vaste risorse di uno stato, si inserisce in una relazione privilegiata con le opportunità economiche di crescita, e accogliere le ragioni di un sistema che consente indolori arricchimenti personali e modalità  di strenua difesa del malloppo, è semplice e naturale. Anche i loro elettori lo farebbero.
Tutto il dibattito politico italiano ed internazionale si svolge intorno ad occasionali motivi di scontro, vuoi l’immigrazione, vuoi la sicurezza e l’anti-terrorismo, o i diritti di genere. Ma nessuno mette più in discussione il sistema, come se le regole democratiche fossero state acquisite per sempre, e fossero necessarie e sufficienti allo svolgimento corretto della vita sociale.
E’ come dare colori e pennelli ad un bambino e poi chiedergli di dipingere la Cappella Sistina.
Quel bambino dovrà prima scoprire sulla sua pelle le regole delle proporzioni e della prospettiva, decidere cosa è significativo e cosa non lo è, a cosa dare risalto e cosa relegare nell’angolo del desueto e del meschino.
Una società giusta è di là da venire, anche se ci sono in giro tanti pescecani disposti a giurare che, poiché navighiamo tutti nello stesso mare, si tratta di un mare democratico, prodigo e generoso per tutti, indipendentemente dalla specie.  Non è così neanche in natura, figurarsi nelle società artificiali, dove la forza si sedimenta per generazioni, e la debolezza può risultare fatale per altrettante generazioni.
Ormai, la forma democratica è una scatola vuota, occhiutamente occupata da interessi particolari, che si presentano come campioni di un sistema spacciato come produttore di ricchezza per tutti.
A volte, persino in buona fede. Non per niente, certi padri fondatori dell’economia pensavano che il latifondo fosse l’unico modo di creare ricchezza.
Se la politica ha cercato di dominare il problema della rappresentanza decisionale, l’economia dovrebbe ora prendere in mano il problema della creazione di ricchezza per tutti.
La rivoluzione francese ha fatto piazza pulita dei privilegi dell’aristocrazia e del clero, il marxismo voleva radere al suolo il potere del capitale, ma l’economia non è materia rigida, identificabile in classi predeterminate; il gruzzolo rappresenta l’ansia di piccoli  e  grandi risparmiatori, l’argine da difendere a tutti i costi, la realizzazione individuale, la prova di sé.  Chi  ce l’ha, rivendica il merito di  possederlo; chi  non ce l’ha, si tortura nel dubbio della propria incapacità  di arricchirsi.
Forse, bisognerebbe inventare una nuova architettura istituzionale dove i diritti non  contemplino solo la facoltà di agire giuridico,  ma anche la garanzia di potenzialità economiche non ereditate ma distribuite ai cittadini che debbano  emanciparsi dalla scarsezza di risorse per avviare una attività economica e la limitazione all'accumulo di ricchezze e titolarità di imprese.
E’ un indirizzo che, in modo insufficiente e distorto, già  si persegue, ma occorrerebbe una impalcatura costituzionale, organi statali e politiche di sviluppo armonico che consentissero di disinnescare massicciamente  l’ansia di prestazione economica che è alla base della nostra società.
Una nuova democrazia, basata non solo su istituzioni rappresentative, ma su istituzioni di scopo, dalle finalità condivise in una carta costituzionale. Un modo di sottrarre alla politica molte decisioni, come ha fatto la nascita dell’Unione Europea, che ha sottratto discrezionalità ai parlamenti nazionali, ma alla base del quale sta il patto sociale costitutivo dello Stato.
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Rom




MessaggioOggetto: Re: Homo semper novus sed in more maiorum.    Mar 5 Apr - 16:09

Micol ha scritto:
Rom.

Vedo che l'autore di un post chiede a un lettore la spiegazione di cio' che ha scritto, è la 1a volta che mi capita.No, non ce la faccio ad andar a cercare il libro di Schopenhauer, vediamo un po', riflettiamo. Teoria e pratica devono non confliggere, cio' che è vero in teoria deve essere vero anche in pratica, se un ponte crolla si vede che i calcoli degli architetti erano errati. Vuoi sapere perchè la teoria della democrazia non si traduce in pratica?Semplice, perchè è la teoria che è errata, l'uomo è egoista e profittatore, ladro e furfante, spergiuro e manigoldo,infingardo e sicofante, e cosi' via, e con queste regole non si puo' ottenere la giustizia sociale.

Non era esattamnte un invito, il mio, a una spiegazione che tu dovessi ricercare.
Le tue parole stesse erano la spiegazione - troppo corposo per rilassarsi al forum dopo una giornata di lavoro.
Se, dopo una giornata di duro lavoro, uno non ha la voglia o la forza di riflettere un momento sui problemi politici, sui significati politici della propria vita, scompare quel teorico "cittadino sovrano" di cui favoleggia la retorica liberale.
Naturalmente, so bene che non parlavi di te stessa, ma prospettavi un concetto di realtà quotidiana, molto credibile, molto diffusa, molto vera.

Quanto all'uomo, egoista e manigoldo, la teoria liberale lo presuppone esattamnte così: le istituzioni liberali non sono disegnate sul modello di un "uomo buono", ma sul confronto fra egoismi contrapposti e interessi conflittuali.
Infatti, con quelle istituzioni non si può ottenere la giustizia sociale.
Ma la giustizia sociale non è tra gli scopi del liberalismo, e delle sue istituzioni, e quindi nemmeno della democrazia liberale.

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MessaggioOggetto: Re: Homo semper novus sed in more maiorum.    Mar 5 Apr - 17:56

Rom.

La gente non legge, non vi sono libri nelle case, a Natale si regalano profumi e champagne perchè il libro non sarebbe apprezzato, e ne' si ha tempo per leggere tra regali da scartare e incartare, docce pre-sci e dopo -sci, prove dalla sarta e dalla sartina per l'abito scintillante della notte di Capodanno.Se poi arrivi tu con un post immenso, lunghissimo, anche col titolo in latino, che oramai nessuno piu' studia e comprende, il post viene accantonato , nella speranza che qualcuno risponda chiarendo in tre parole cosa tu volessi dire, e accodandosi a questo.Se mi si propone un post lunghissimo , la mia prima reazione è lo spavento e poi la fuga, per 3-4 giorni non mi ci avvicino, poi comincio a leggere gli ultimi periodi per accorciarlo, e dopo qualche giorno arrivo alla prima parola, dicendo, meno male, è finito.Non credo che l'autore del post voglia questo, io penso che mezza pagina basti, anche perchè il forum si vede come un posto per qualche pettegolezzo, tipo, ah, hai visto la moglie di Obama col vestitino celestino? Che andava a fare la Prima Comunione? Oppure:bello il corpo della moglie di Renzi ma bisogna tagliarle il naso..., eccetera, così uno si rilassa un po', ma a sorbirsi una lezione di scienze politiche non gliela fa nessuno piu'.
Ciao
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Rom




MessaggioOggetto: Re: Homo semper novus sed in more maiorum.    Mar 5 Apr - 19:34

Mi arrendo.

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MessaggioOggetto: Re: Homo semper novus sed in more maiorum.    Mar 5 Apr - 19:55

Iafran.

Ti dispiaci perchè ti ritrovi sognatore all'improvviso-ma il 900 ha avuto illustri sognatori-, però vedi, prendi un libro di storia, meglio il grande Mommsen che si è occupato di storia romana, e guarda come i Gracchi si batterono contro l'ingiustizia sociale, lo fece anche Catilina, che da Sallustio fu paragonato a questi, ma da Cicerone avversato; nelle civilta' piu' progredite si è cercato sempre il sollazzo, l'intrallazzo, la corruzione, la cupidigia, lo stesso Tacito si scaglio' contro Augusto, che aveva accentrato su di sè ogni carica, dandosi alla corruzione pubblica e alla licenziosità privata in secesse stanzette.
Ciao
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MessaggioOggetto: Re: Homo semper novus sed in more maiorum.    Mer 6 Apr - 8:50

Lara ha scritto:
Democrazia vuol dire solo “governo del popolo”, è solo un sistema rappresentativo, ma non garantisce di per sé eguaglianza e giustizia. Spesso, sento dire che un governo non è democratico perché favorisce gli interessi dei più ricchi e non combatte le ingiustizie. In effetti, se i meccanismi di elezione e di rappresentanza sono rispettati , così come le forme di bilanciamento dei poteri,  esso è democratico, anche se tutta questa democrazia serve solo a garantire gli interessi dei più forti ed il perdurare dello sfruttamento di vaste porzioni della società civile.
Semplicemente, la teoria istituzionale e i diritti non bastano a “sostanziare”  la giustizia e l’eguaglianza.
La vita pratica dei cittadini si estrinseca in bisogni e aspettative, libertà di agire e pensare, creatività e rispetto degli altri, tutte cose che il diritto e le istituzioni possono garantire in teoria, ma che solo un’economia ordinata e un sistema attento alle pari opportunità può soddisfare, tagliando le unghie ai proprietari di monopoli e oligopoli, affievolendo pretese di posizioni dominanti, ricusando le opportunità straripanti  di coloro che detengono capitali e relazioni privilegiate.
Nell’ambito della democrazia formale, oggi lo sforzo delle classi dominanti si concentra sulla formazione distorta del consenso, sulla manipolazione delle coscienze, indirizzate verso l’individuazione di nemici esterni o l’insofferenza verso le regole di perequazione, il ribellismo verso la presenza dello stato, figurato come nemico della libertà individuale e non come garante contro lo strapotere di ricchi e violenti.
Negli ultimi decenni, abbiamo assistito all’incredibile spettacolo delle classi umili che votavano in massa per avidi miliardari in cerca di legittimazione popolare, come se la vittoria dei soldi, comunque arraffati , fosse una garanzia di libertà e di equità: la leggenda del “self-made man”  consegnata  ai sogni di modesti e onesti borghesi, che credono alla ricchezza come una volta si credeva alla provvidenza, un esito autoreferenziale, dai percorsi imperscrutabili ma benedetti.
La manipolazione del consenso è l’attività principale di partiti e lobbies, rassegnati all’impalcatura giuridica di uno stato formalmente ed equamente rappresentativo, ma tuttora capace di sortire effetti altamente conservativi dello status quo.
Anche la classe politica, comunque eletta, al contatto con il maneggio delle vaste risorse di uno stato, si inserisce in una relazione privilegiata con le opportunità economiche di crescita, e accogliere le ragioni di un sistema che consente indolori arricchimenti personali e modalità  di strenua difesa del malloppo, è semplice e naturale. Anche i loro elettori lo farebbero.
Tutto il dibattito politico italiano ed internazionale si svolge intorno ad occasionali motivi di scontro, vuoi l’immigrazione, vuoi la sicurezza e l’anti-terrorismo, o i diritti di genere. Ma nessuno mette più in discussione il sistema, come se le regole democratiche fossero state acquisite per sempre, e fossero necessarie e sufficienti allo svolgimento corretto della vita sociale.
(...)
Una società giusta è di là da venire, anche se ci sono in giro tanti pescecani disposti a giurare che, poiché navighiamo tutti nello stesso mare, si tratta di un mare democratico, prodigo e generoso per tutti, indipendentemente dalla specie.  Non è così neanche in natura, figurarsi nelle società artificiali, dove la forza si sedimenta per generazioni, e la debolezza può risultare fatale per altrettante generazioni.
Ormai, la forma democratica è una scatola vuota, occhiutamente occupata da interessi particolari, che si presentano come campioni di un sistema spacciato come produttore di ricchezza per tutti.
A volte, persino in buona fede. Non per niente, certi padri fondatori dell’economia pensavano che il latifondo fosse l’unico modo di creare ricchezza.
Se la politica ha cercato di dominare il problema della rappresentanza decisionale, l’economia dovrebbe ora prendere in mano il problema della creazione di ricchezza per tutti.
La rivoluzione francese ha fatto piazza pulita dei privilegi dell’aristocrazia e del clero, il marxismo voleva radere al suolo il potere del capitale, ma l’economia non è materia rigida, identificabile in classi predeterminate; il gruzzolo rappresenta l’ansia di piccoli  e  grandi risparmiatori, l’argine da difendere a tutti i costi, la realizzazione individuale, la prova di sé.  Chi  ce l’ha, rivendica il merito di  possederlo; chi  non ce l’ha, si tortura nel dubbio della propria incapacità  di arricchirsi.
Forse, bisognerebbe inventare una nuova architettura istituzionale dove i diritti non  contemplino solo la facoltà di agire giuridico,  ma anche la garanzia di potenzialità economiche non ereditate ma distribuite ai cittadini che debbano  emanciparsi dalla scarsezza di risorse per avviare una attività economica e la limitazione all'accumulo di ricchezze e titolarità di imprese.
E’ un indirizzo che, in modo insufficiente e distorto, già  si persegue, ma occorrerebbe una impalcatura costituzionale, organi statali e politiche di sviluppo armonico che consentissero di disinnescare massicciamente  l’ansia di prestazione economica che è alla base della nostra società.
Una nuova democrazia, basata non solo su istituzioni rappresentative, ma su istituzioni di scopo, dalle finalità condivise in una carta costituzionale. Un modo di sottrarre alla politica molte decisioni, come ha fatto la nascita dell’Unione Europea, che ha sottratto discrezionalità ai parlamenti nazionali, ma alla base del quale sta il patto sociale costitutivo dello Stato.

grazie , Lara. 
Solo in questo modo si "rifonderebbe" l'Italia come Stato moderno e democratico!
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cardif




MessaggioOggetto: Re: Homo semper novus sed in more maiorum.    Mer 6 Apr - 15:40

Governo del popolo.

Certo, etimologicamente è così quando il popolo partecipa e spinge a determinate scelte. Avveniva così nell'agorà dove ci andava chi voleva (non tutti) ed erano esclusi schiavi donne e stranieri.

Oggi a votare vanno molti, ma tra questi ci sono anche quelli non informati o, peggio, male informati. A spingere a determinate scelte i governanti di turno è spesso parte di un popolo convinto con false informazioni dagli stessi governanti, che forniscono informazioni false per ottenere il sostegno e perseguire i loro scopi.
E' stato troppo grave per non citarlo l'esempio di quel figlio di Bush e quelli del suo governo che avevano già in tasca i contratti per lo sfruttamento dei pozzi di petrolio e per la ricostruzione in Iraq ancor prima di spingere il 67% del popolo usa, con prove false, a sostenere l'intervento armato.
E non è un caso se la stampa viene zittita in vario modo anche con l'assassinio dei giornalisti, non solo in Turchia.
Non è un caso se Assange è rifuggiato nell'ambasciata londinese dell'Equador, perseguitato dal Governo degli USA, che di trasparenza non ne vuole sentire.

Insomma, prima che il governante possa governare democraticamente, c'è da ristabilire la libertà di scelta in base ad una libera informazione del singolo cittadino.

cardif
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MessaggioOggetto: Re: Homo semper novus sed in more maiorum.    Gio 7 Apr - 8:08

Intanto, i poteri forti in Italia sono quelli del "Parlatene, parlatene male, malissimo ... contestateci pure ... ma parlatene (farete il nostro gioco)".
.  .  .  .  .  .  .  .
 
http://tv.ilfattoquotidiano.it/2016/04/06/figlio-di-riina-a-porta-a-porta-sabella-non-ce-puntata-riparatrice-e-oltraggio-a-vittime-della-mafia/504499/
Figlio di Riina a Porta a Porta, Sabella: “Non c’è puntata riparatrice, è oltraggio alle vittime della mafia”
 
“E’ un segnale devastante per il Paese, spero non vada in onda. Il libro di un ragazzo che rappresenta la genealogia mafiosa non può andare a braccetto con il servizio pubblico”. Così Alfonso Sabella, magistrato e autore di importanti arresti di boss mafiosi, commenta la scelta di Bruno Vespa di intervistare a Porta a Porta Giuseppe Salvatore Riina, figlio di Totò Riina, l’autore delle stragi di Capaci e via D’Amelio, sul libro che ha scritto dedicandolo al padre. “E’ un oltraggio alle vittime di mafia, non ci può essere puntata riparatrice che possa sanare questa ferita”, aggiunge Sabella
.    .    . 

http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/04/06/napoli-scontri-polizia-manifestanti-al-corteo-contro-renzi-sul-caso-bagnoli/2613058/
Bagnoli, Renzi: “Bonifica, nessuna cementificazione”. Scontri tra polizia e manifestanti a Napoli

“Noi abbiamo deciso di decidere. E oggi presentiamo il progetto di bonifica. Con questo post su Facebook il premier Matteo Renzi ha annunciato il progetto del governo di recupero ambientale del sito di Bagnoli.
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MessaggioOggetto: Re: Homo semper novus sed in more maiorum.    Oggi a 5:38

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Homo semper novus sed in more maiorum.
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