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 Madri cicogna: Maternità surrogata

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cardif




MessaggioOggetto: Madri cicogna: Maternità surrogata   Lun 22 Feb - 11:13

E' un tema delicato, del tutto personale. Sia nel farsene una opinione che nell'affrontarlo, qualora ci si trovasse coinvolti.

In quest'inchiesta de L'Espresso sono citate diverse situazioni e modi di vivere la maternità surrogata.
Il punto è: chi la pensa diversamente, chi è contrario, può imporre a tutti gli altri il suo modo di vedere? Soprattutto se lo si fa scegliendo a proprio piacere ciò che è scritto in testi scritti da persone millenni fa?
Sembra che in Paesi più democratici dell'Italia non sia possibile.

Da L'Espresso (pazienza se è lungo)
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Perché ho dato un figlio a un’altra
Abbandonata appena nata da due genitori troppo fragili per farsi carico di una figlia, Mandy Storer, lunghi capelli castani sul viso paffuto, è stata cresciuta a Daton, Ohio, dai nonni paterni che le hanno lasciato una certezza: la genitorialità non è legata alla genetica, all’età, al sesso ma è una questione di responsabilità, cura e amore. Per questo non si è fatta nessun problema a offrirsi come madre surrogata quando ha deciso di non occuparsi più di pubbliche relazioni e di dedicarsi alla famiglia: al marito sposato da ragazzina e ai suoi due figli. «Avendo una zia lesbica ho visto le difficoltà che lei e sua moglie hanno avuto con l’adozione, le domande intime, le pratiche burocratiche: è stata una procedura umiliante», racconta attraverso Skype dagli Stati Uniti: «La maternità surrogata mi ha cambiato la vita in meglio permettendomi di restare a casa a prendermi cura dei miei due figli. Mi ha anche offerto un lavoro a tempo pieno, sempre da casa, per l’ufficio stampa di “Growing Generations”, una delle maggiori agenzie di maternità surrogata degli Stati Uniti per cui curo un blog molto letto».
Storer è una delle centinaia di madri che ogni anno negli Usa e in Canada decidono di portare avanti una gravidanza per conto terzi. Si fanno chiamare mamme-cicogna o mamme di pancia. Sono donne quasi sempre sposate che hanno ricevuto il dono sempre meno comune della fertilità e di gravidanze senza complicazioni. Donne spesso cresciute in famiglie allargate o spezzate, che hanno sperimentato sulla propria pelle la differenza tra maternità naturale e maternità affettiva e che magari hanno asciugato le lacrime di amiche e sorelle che volevano una famiglia e non riuscivano ad averla. Non sono donne benestanti nell’America dei Bill Gates e dei banchieri ultra-milionari di Wall Street: il loro reddito talvolta copre a fatica le spese di un asilo nido. Ma non sono nemmeno disperate. C’è chi ha una laurea in materie umanistiche o sociali; chi è insegnante o infermiera oppure operatrice del sociale. Tutte abituate da sempre a stare in mezzo ai bambini, ai problemi quotidiani, alla fatica di crescere e amare in un mondo in cui la famiglia Mulino Bianco è un lusso per pochi.
«Se penso al mio padre biologico mi sento male», sospira Carrie Sylvester, 41 anni, dalla sua casa poco fuori Portland dove si è trasferita dalla California con la famiglia per risparmiare sul costo di una vita sempre più cara per la classe media americana: «A crescere me e le mie sorelle come fossimo figlie sue è stato il terzo marito di mia madre, discendente di italiani sbarcati in America nel secolo scorso». Sposata da 22 anni e con due bambini di 8 e 3 anni, Sylvester è alla terza gravidanza surrogata insieme al marito. Perché incinta è la donna ma la gravidanza surrogata è nei fatti una faccenda familiare che coinvolge logisticamente ed emotivamente mariti e figli, abituati senza traumi a non confondere una pancia con un fratello o una sorella.

Infermiera degli animali, Sylvester per dieci anni ha lavorato con cuccioli e bambini nelle scuole. Poi la scelta di fare figli e rimanere a casa: «Fin da prima di avere figli volevo diventare surrogata e così, anche un po’ incoscientemente, l’ho fatto subito dopo l’arrivo del primo figlio, senza pensare se avrei voluto altri figli miei o no. Sono andata avanti alternando un figlio mio e uno per conto terzi. Ma a darmi la spinta a farlo è stata una mia sorella maggiore che per rimanere incinta ci ha messo sei anni, tanti soldi e tanti trattamenti e alla fine ha avuto un figlio con un grave handicap che a 21 anni ha la testa di un bambino di tre».
Sylvester parla senza filtri, a differenza di altre madri surrogate preoccupate dell’immagine che possono proiettare all’esterno verso un mondo, quello europeo, pregiudizievole verso donne come loro. Del fatto che riceve un compenso per le sue prestazioni non fa misteri. Con i soldi delle gravidanze lei e il marito, un impiegato al supermercato Costco, vogliono realizzare il loro personalissimo sogno: investire in una lavanderia a gettoni con cui incrementare il reddito familiare e avere un piccolo anticipo con cui comprare finalmente casa. «Non ho sensi di colpa sul denaro che ricevo: perché domandarlo? Offro un servizio a chi non ha la mia stessa fortuna di rimanere incinta all’istante e nel farlo metto a disposizione il mio corpo e la mia famiglia per oltre un anno. Certo che lo farei anche gratis ma solo per persone a me molto vicine. In quel caso non avrei dubbi».

Negli Stati Uniti la maternità surrogata, così come ogni altra forma di maternità, da quella “naturale” all’adozione, è un business bene organizzato e in crescita, alimentato dai divieti che pongono Paesi come l’Italia. Nel giro di tre anni infatti i bimbi nati con questa tecnica sono triplicati, salendo a quota duemila. La madre surrogata riceve tra i 27 e i 34 mila dollari come compenso, a seconda dello Stato in cui vive e del numero delle gravidanze precedenti, frazionate nei vari mesi. Ma il costo per chi aspetta i pargoli è molto più alto perché dovrà coprire anche la donazione dell’ovocita (la madre di pancia non è mai anche la madre genetica), le spese mediche della surrogata, quelle legali per la stesura del contratto, quelle dell’agenzia che mette in contatto le due parti e poi infinite altre spese quotidiane – dai viaggi in clinica ai vestiti per la maternità alla baby-sitter che si prenderà cura dei bambini mentre la madre si assenta da casa. Il totale si aggira tra i 130 e i 170 mila dollari: la maternità surrogata più cara del mondo. Ma anche la più corretta e trasparente. Sia la madre-cicogna che i futuri genitori si scelgono vicendevolmente con grande cura per riuscire a individuare persone il più possibile compatibili. E non si tratta del colore degli occhi del bambino ma invece dei valori etici e dello stile di vita degli adulti. «Trovare la coppia di genitori adatta ad una madre surrogata è un po’ come unire due pezzi di un puzzle», osserva Storer.

Dalla cucina della sua casetta in Canada, dove la maternità surrogata è permessa dal 2004 solo a titolo gratuito, Jasmine è d’accordo: «So bene che in molti considerano noi madri surrogate delle schiave o peggio donne incapaci di intendere. La cosa mi ferisce. In realtà sono i critici a non capire che si tratta di una nostra scelta e che la nostra vita non gira intorno a quella dei genitori del figlio che portiamo in grembo, ai quali chiediamo invece di fidarsi di noi». Una pausa e poi entra nel dettaglio delle condizioni che detta a chi vuole lavorare con lei:
«Mi presto solo per coppie gay perché non vorrei mai trovarmi in una potenziale situazione melodrammatica con la madre in attesa che per qualche motivo ha scatti di gelosia nei mie confronti. Con due padri è tutto più facile».

Ad essere molto più semplice è soprattutto la relazione che si forma tra la madre-cicogna e i padri in attesa. Una relazione sottovalutata. Questi sanno bene che la loro lei è spesso la sola speranza di paternità e che inevitabilmente diventerà un piccolo ma imprescindibile tassello della loro famiglia: i futuri bambini di due padri sanno sempre chi è la madre di pancia. Non c’è confusione sulle origini. Non ci sono bugie. E con le madri surrogate i piccoli possono sviluppare nel tempo un legame che non è materno ma è familiare, come quello con una zia lontana.

Se poi madre surrogata e genitori condividono la stessa visione etica del mondo, allora il legame tra adulti che si crea in quell’anno di attesa può diventare qualcosa di molto profondo.

«Ho sempre scelto padri che la pensassero come me: la sindrome di Down non può essere una ragione di aborto e sono decisamente contraria alla riduzione selettiva», continua Jasmine dal Canada dove le surrogate sono poche, difficili da trovare e molto richieste.
A diventare presenze importanti nella sua vita sono stati i primi genitori scelti da Kelly Enders-Tharp: in questo 2016 solo agli inizi, sono passati a salutare uno dei tre figli di lei, il più piccolo, Sawyer, che il cancro si sta portando via a nove anni. Sanjeev and George ci sono sempre stati nella vita di Kelly da quando nel 2008 lei ha messo al mondo le loro gemelle al termine della prima delle sue tre gravidanze surrogate: «Non ho soldi e non posso donare alla causa degli omosessuali ma certo posso mettere loro a disposizione il mio utero fertile».

Sanjeev e George c’erano anche due anni fa al matrimonio quando lei, sposata per 18 anni con un uomo, ha detto sì ad una donna. «L’omosessualità ce l’ho sempre avuta in testa in un modo o in altro ma volevo avere una famiglia, dei figli e mi sono sposata», racconta parlando dei suoi studi: dalla laurea in Scienze e Sessualità al master in Pedagogia con tesi sugli studenti gay. Con lei Sanjeev e George avrebbero voluto dare alla luce un altro bimbo l’anno scorso. Kelly e sua moglie avevano anche fatto le analisi mediche preliminari per andare avanti con la quarta gravidanza surrogata ma improvvisamente è arrivata la brutta notizia. Nel giro di pochi mesi, capite le condizioni critiche di Sawyer, i due papà potenziali hanno rinunciato. Se non sarebbe potuta essere Kelly la mamma di pancia, questa donna dai dolci occhi scuri e una vita più complicata di altre, allora niente terzo figlio.

A non aver mai voluto un figlio è invece Hannah Cantafio, una donna 36enne di Calgary, nello Stato dell’Alberta. Cresciuta in una fattoria tra le pianure orientali del Canada in una famiglia dove vacanza fa rima con lusso e la mamma gli ortaggi li trovava nei campi, non al supermercato, Cantafio fin da ragazzina ha giurato a se stessa che da grande sarebbe stata libera. Libera da una vita di quasi povertà. Libera da un uomo a cui rendere conto. Libera da una maternità che spesso si traduce in privazione. Ma un conto è crescere un figlio, un altro portarlo alla luce. Una sera uno dei clienti dell’albergo che lei ora gestisce, un padre, le confessa che sua moglie non dorme più. Da una vecchia fecondazione in vitro avevano ottenuto due bambini ma in freezer è rimasto un ovocita che la moglie sente come figlio mai nato. Una seconda gravidanza però le costerebbe la vita. «Potrei averla io, mia madre e mia sorella sono molto fertili», suggerisce Cantafio. Detto, fatto. Un ovocita: una gravidanza per conto terzi. Nessuno scambio monetario: «Il mio avvocato mi spiegò che perfino un cambio di gomme della mia jeep è considerato un pagamento e non un rimborso spese, dunque illegale. E poi in questa mia scelta i soldi non sono entrati affatto. Ho voluto provare il miracolo di dare alla luce un figlio»,
confessa lei con voce rauca: «Non ho intenzione di rifarlo ma sono contenta di averlo fatto». Una pausa. «La mia unica paura era che l’esperienza mi avrebbe fatto desiderare dei figli miei. Ma sono passati cinque mesi e non è successo».
La bambina saprà come è venuta al mondo e Cantafio è già diventata “zia Hannah”, come lei stessa ammette con un sorriso: «Beh sì, mi piacerebbe rimanere in contatto con la famiglia».

Un desiderio questo molto forte che hanno in comune tutte le madri surrogate, sia chi l’ha realizzato sia chi non c’è riuscita. Un sentimento che forse non è materno ma è certamente molto umano.
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Micol



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MessaggioOggetto: Re: Madri cicogna: Maternità surrogata   Lun 22 Feb - 11:36

Cardif.

Perchè non ci fai un riassunto delle cose così interessanti che ci posti?

Certo essere iscritte nel registro delle madri surrogate è impressionante, la terza signora intervistata diceva che per i primi tempi del matrimonio era sempre incinta, una volta un figlio suo e una volta  come madre surrogata.Mah. Ho gia' spiegato le gravi sindromi cui possono andare incontro le donne che si sottopongono a iperstimolazione ovarica, per una volta si puo' capire, ma essere iscritta nella lista delle madri surrogate non va bene, sembra la selezione dei cani pregiati.
Un'altra signora dice che lo fa, col consenso del marito, ovvio, per acquistare una lavanderia, altre lo faranno per comprare un villino in Vermont, e abbiamo visto i nobili ideali che le ispirano. Poi, dopo la nascita, si vedranno durante i week-end con gli altri genitori e sara' un bel pasticcio psicologico, come nei film.
Non va bene, per me.
ciao
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Rom




MessaggioOggetto: Re: Madri cicogna: Maternità surrogata   Lun 22 Feb - 17:40

L'uso di un utero come se fosse un'incubatrice di embrioni in conto terzi mi sembra assurdo.
Dal mio punto di vista, fa parte di quel novero di espedienti estremi che si giustificano soltanto in casi molto particolari, difficili da considerare sotto la specie delle "categorie".

Io credo che la maternità non sia un "diritto", se viene intesa nel senso di "acquisizione di un neonato da crescere", come se si trattasse di preferire una macchina nuova invece di una di seconda mano.
Naturalmente, possiamo immaginare diverse situazioni nelle quali, invece, questa può essere un'eccellente soluzione, quando si verifica una sorta di mutuo soccorso di tipo esistenziale, laddove altre soluzioni non esistano: ma si tratta di un giudizio che deve nascere dall'affetto, o da una profonda partecipazione emotiva, assai lontana dalla schematizzazione pregiudiziale di un articolato di legge.

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cardif




MessaggioOggetto: Re: Madri cicogna: Maternità surrogata   Lun 22 Feb - 21:54

Micol,
col riassunto sarebbero saltate le motivazioni individuali di chi ha fatto la scelta di prestare il proprio utero per dare una nuova vita a qualcuno.
Non so dove hai letto che c'è un 'registro' per le madri cicogna.
Naturalmente di casi se ne possono fare tanti, di un segno e di segno opposto. Io ho riportato quell'articolo in cui sono descritti casi reali.
Sinceramente, non penso si possa vietare qualcosa pensando che poi si creano pasticci psicologici. Allora si dovrebbe vietare il divorzio, visti i pasticci psicologici in cui crescono i figli di divorziati.
Dici: "Non va bene, per me." E questo è legittimo. Nessuno ti può imporre di pensarla diversamente.
Nemmeno io so se sia una cosa moralmente accettabile l'utero in affitto, come non so se sia accettabile l'aborto, o il divorzio, o la compravendita di un rene, per esempio. Eppure anche questo si fa, col denaro e per denaro.
Dico solo che le motivazioni, i sentimenti e tutto quanto porta una persona a prendere una decisione, per il sì o per il no, sono di natura individuale, soggettiva. Decisione legata a tanti fattori, di cui forse quello 'morale' è l'ultimo.
Personalmente quello che ritengo giusto è che sia l'interessato, non altri, a decidere.
Il legislatore deve regolare queste attività, visto che comunque esistono, lasciando alle persone il diritto di scelta. Deve porre eventualmente delle condizioni, ma non vietare in base a motivazioni di carattere soggettivo.
Come è avvenuto per il divorzio e l'aborto, accettare che sia possibile per legge non significa imporlo, ma lasciare a chi vuole di poterlo fare, a determinate condizioni.
Il legislatore non può decidere in base alla sua morale, ma dare una soluzione ad un problema sulla base di elementi oggettivi.
Non penso di imporre i miei valori, la mia morale, agli altri; ma nemmeno voglio che Buttiglione o Santanché impongano a me la loro.
Se si assume un criterio moralistico si ha uno stato etico; e questo non va bene per me.

La scelta, demandata alla persona interessata, sarà fatta come dice Rom, certamente tenendo conto delle sue condizioni psicologiche, emotive, sentimentali e quant'altro.
Ma la legge non deve mica porre limiti a queste condizioni, soggettive.

cardif
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Micol



Località : roma-centro

MessaggioOggetto: Re: Madri cicogna: Maternità surrogata   Lun 22 Feb - 22:23

Cardif

Ma certo che c'è il registro delle madri cicogna, come quello dei donatori di sangue, di midollo osseo, di organi,etc. Appunto, vi sono giovani donne povere e in buona salute che pensano di guadagnare soldi affittando l'utero, se dai colloqui con psicologi e psichiatri si evince che sono in grado di farlo, entrano nel registro delle madri cicogna. Tutto qui.Chiaramente i test non finiranno mai, saranno chiamate sempre a nuovi colloqui psicologici. Cio' va pagato, perchè non è ritenuto un atto moralmente elevato, come la donazione di un rene, o di midollo osseo, e poi si può anche morire a causa della gravidanza, durante i nove mesi di gestazione.Lasciamelo dire, ma, ambedue le coppie appaiono psicologicamente squinternate, capisco i gravi casi di carcinomi ovarici con asportazione delle ovaie in giovani donne che, quindi, non possono piu' procreare, e ricorrono all'utero in affitto, ma tanti casi non sono giustificati, sono solo capricci.
ciao
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Rom




MessaggioOggetto: Re: Madri cicogna: Maternità surrogata   Lun 22 Feb - 23:01

Cardif, io sono un libertario, ma qualunque codice legislativo rispecchia la cultura e l'etica che lo hanno prodotto.
In teoria io vedrei con favore una legislazione che desse la totale libertà di scelta a tutti gli individui, anche su temi delicatissimi e controversi, nei quali fosse in gioco perfino il valore estremo di vita e di morte - vita e morte altrui, naturalmente, oltre alla propria.
A patto, però, che la giustizia fosse in grado di entrare nel merito profondo delle motivazioni, e dunque legittimare e salvaguardare il valore positivamente "umano" di ogni gesto, di ogni scelta: ciò non cancellerebbe il valore convenzionale dell'etica in base alla quale si giudica, ma la sposterebbe dal piani formale a quello sostanziale, tentativo per altro già presente nel Diritto, laddove si lascia ai giudici di applicare attenuanti e aggravanti, o negli articoli di legge che prevedono lo "stato di necessità" o "incapacità d'intendere" o la "legittima difesa", e altro ancora.
Un Diritto evoluto, insomma, è consapevole dei propri limiti, di fronte all'infinita casistica delle vicende esistenziali, e contempla uno spazio di manovra per rimediare a questi limiti, per quanto possibile.

Tuttavia, siamo ben lontani dalla dimensione affettiva, la sola cioè che sarebbe capace di accogliere la drammaticità sostanziale e individuale di certe scelte.
Vale a dire che anche il mio libertarismo è un'ideologia che produce una forma di "affetto di Stato", che per ciò stesso rimane al di sopra e distante dalla realtà dei casi individuali: risulta essere insomma un modo per scaricarsi dalla responsabilità di fronte proprio a quegli "individui" che mettiamo al centro dell'ideologia libertaria.

Io credo che sia necessario spostare l'attenzione sulla cultura e sulla società che produce il Diritto, prima di porsi il problema del Diritto stesso.
Sottrarre allo Stato il governo dell'etica sta bene, in chiave libertaria.
Ma il problema etico rimane, e non è mai soltanto individuale.
Così come rimane il giudizio, ossia la responsabilità e soggettività del giudizio, anche quando questo non è esercitato da un magistrato, ma è prodotto dall'ambiente sociale, dai propri amici e parenti, dall'educazione nella quale siamo cresciuti, e dalla spietata crudezza delle alternative che ci si pongono davanti.
Rifiutare lo Stato etico non può significare uno Stato amorale, o che comunque governa una società amorale e che non ha un'etica condivisa.

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cardif




MessaggioOggetto: Re: Madri cicogna: Maternità surrogata   Lun 22 Feb - 23:33

Rom ha scritto:
Rifiutare lo Stato etico non può significare uno Stato amorale, o che comunque governa una società amorale e che non ha un'etica condivisa.

D'accordo: ogni Stato si crea il suo diritto che tiene conto della morale collettiva dominante al momento.
In altri Stati (Stati uniti, Russia, Canada, Ucraina, Bielorussia, Grecia, Belgio, Paesi Bassi, Danimarca, Regno unito, Brasile, Sudafrica, Thailandia, India) la maternità surrogata è consentita, anche se con limitazioni diverse. Hanno una morale collettiva diversa dalla nostra.
Forse in Italia c'è quel solito problemino della cattolicità più spinta di quello che lo stesso Papa attuale vorrebbe. Forse la morale comune, in Italia, è un po' condizionata da determinati valori perloppiù sessuofobici e omofobici, mentre in altri Stati contano di più la libertà individuale e il benessere psicologico a cui aspirano quelli che praticano certe scelte.
Una volta anche in Italia il divorzio non era compatibile con la morale collettiva. Poi è cambiata la morale ed oggi si può divorziare.
Forse c'è da aspettare, o forse l'Italia rimarrà bloccata su questa morale.
Non so

cardif
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Rom




MessaggioOggetto: Re: Madri cicogna: Maternità surrogata   Lun 22 Feb - 23:43

Cardif, quando parlo di società, ormai, penso alla società occidentale, se non addirittura a quella pseudo-globale.
E poi, non credo che possiamo vedere nella maternità surrogata una significativa sindrome sessuologica.
La presenza, in quell'elenco, di paesi come il Brasile, Thailandia, India, Bielorussia, ma anche gli stessi USA nei quali vige la pena di morte e fanno fatica ad accettare un welfare sanitario, questa presneza mi fa dubitare che si possa colelgare la legittimazione della maternità surrogata come segno libertario e di rispetto dei diritti umani, e di una morale collettiva da prendere come riferimento progressista.

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MessaggioOggetto: Re: Madri cicogna: Maternità surrogata   Mar 23 Feb - 0:06

Rom, io ho parlato di morale collettiva diversa dalla nostra, non migliore o peggiore, non conservatrice o progressista. Altri valori, diversi dai nostri, hanno spinto quelle società ad accettare la maternità surrogata.
Può darsi che sbaglio, ma ci vedo un certo collegamento tra le posizioni sessuofobiche e la maternità surrogata, che comunque è vietata in Italia.
Quelli che parlano contro la maternità surrogata, e parlo dei politici che devono legiferare, hanno spesso posizioni conservatrici in riferimento alle problematiche legate al sesso.
Oggi si parla tanto di questo tema perché sono in discussione le unioni civili tra omosessuali, poi si passa alle adozioni dei figli del partner che si vogliono vietare perché aprirebbero, secondo i soliti Gasparri&C, all'utero in affitto.
E quasi sempre parlano di coppie gay, con riferimento omofobico alle sole coppie di uomini, e quasi mai di coppie lesbiche.

(ma perché 'legiferare' si scrive con una g e 'legge' con due? La radice latina è la stessa, con una g. Boh )

cardif
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Rom




MessaggioOggetto: Re: Madri cicogna: Maternità surrogata   Mar 23 Feb - 0:15

cardif ha scritto:

(ma perché 'legiferare' si scrive con una g e 'legge' con due? La radice latina è la stessa, con una g. Boh )


La radice è lex - legis, legem.
Il sostantivo traslittera la doppia consonante cs in gg, i derivati si radicano nella declinazione.

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Ultima modifica di Rom il Mar 23 Feb - 0:36, modificato 1 volta
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Micol



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MessaggioOggetto: Re: Madri cicogna: Maternità surrogata   Mar 23 Feb - 0:30

Cardif.

Sì , certo da lex-legis, quindi legiferare, perchè nel nostro italiano legge con 2 g? Io ricordo che Iacopone da Todi nella Laude Il pianto della Madonna scrive lege, lo ricordo perchè la portammo come recita di Pasqua in 3^ media, ricordo secondo la nostra lege contradice al senato, etc e lege con una sola g, non so perchè nel corso dei secoli sia raddoppiata, bisogna chiedere a un filologo. Penso si sia voluto differenziarla da una voce del verbo, aggiungendo una g.
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Rom




MessaggioOggetto: Re: Madri cicogna: Maternità surrogata   Mar 23 Feb - 0:43

L'italiano moderno è differente rispetto al volgare appena uscito dalla latinità.
Tuttavia non c'è soltanto una ragione eufonica, ma logica.

Leggiferare avrebbe evocato un'azione compiuta "sulle" leggi o anche "con" le leggi in senso quasi materiale, cosa evidentemente improria, dato che le leggi non hanno materialità.
Legiferare invece riprende la radice della declinazione, strumentale, e quindi implica un atto compiuto "tramite" le leggi.

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MessaggioOggetto: Re: Madri cicogna: Maternità surrogata   Mar 23 Feb - 8:55

cardif ha scritto:
Rom, io ho parlato di morale collettiva diversa dalla nostra, non migliore o peggiore, non conservatrice o progressista. Altri valori, diversi dai nostri, hanno spinto quelle società ad accettare la maternità surrogata.

Io parlavo della maternità surrogata, come fenomeno in sé, più che del suo recepimento o rifiuto da parte della politica.
Il senso di un comportamento non può essere ricercato nalla sua legittimazione parlamentare (ammesso che un parlamnto ci sia e rappresenti realmente un'etica condivisa): dovrebbe essere semmai il contrario.


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cardif




MessaggioOggetto: Re: Madri cicogna: Maternità surrogata   Mar 23 Feb - 23:35

Rom ha scritto:



"Il senso di un comportamento non può essere ricercato nalla sua legittimazione parlamentare (ammesso che un parlamnto ci sia e rappresenti realmente un'etica condivisa): dovrebbe essere semmai il contrario."

Forse mi sto confondendo io, ma non capisco. Io ho scritto:
"ogni Stato si crea il suo diritto che tiene conto della morale collettiva dominante al momento"
"Una volta anche in Italia il divorzio non era compatibile con la morale collettiva. Poi è cambiata la morale ed oggi si può divorziare."
E quindi che un comportamento viene prima ritenuto accettabile dalla società, e poi si riesce a fare una legge che lo regoli.
Non ho ritenuto proponibile, oggi in Italia, una legge che consenta la maternità surrogata.
Laddove c'è, la legge non proibisce né impone nessun comportamento, ma consente solo di fare qualcosa a chi vuole farlo per una sua libera scelta.

cardif
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Rom




MessaggioOggetto: Re: Madri cicogna: Maternità surrogata   Mer 24 Feb - 0:08

Sì, siamo girando dentro il cerchio di un equivoco.
Nel cercare il senso di qualcosa non guardo alla morale collettiva, o all'opinione della maggioranza.
Tutto qui.

Per questo ho inserito, nella mia risposta precedente, quella riflessione di Brecht.

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MessaggioOggetto: Re: Madri cicogna: Maternità surrogata   Oggi a 21:12

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