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 Orrore a Parigi

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AutoreMessaggio
Rom




MessaggioOggetto: Re: Orrore a Parigi   Gio 3 Dic - 22:33

Siamo passati a parlare delle migrazioni?
Avevo la sensazione che stessimo trattando del terrorismo.

Tessa ha fatto una crasi tra i due fenomeni: attribuisce al terrorismo le motivazioni dei migranti, o se si preferisce, fa salpare i migranti come cercatori di luoghi più ameni e durante il viaggio questi si trasformano in truppe d'assalto, che sbarcano col coltello tra i denti.

Cardif prosegue il discorso su questa falsariga, e del terrorismo si perdono le tracce.
Io non dico che i due fenomeni non siano correlati, ma appunto dovremmo cercare la correlazione, partendo dal dato di fatto che l'animus del profugo appare totalmente diverso da quello del killer, che spesso non è nemmeno un "migrante che sbaglia", ma un cittadino residente o comunque un individuo che agisce in un ambito nel quale circolano tanti soldi che basterebbero aper assicurare a lui e alla famiglia una vita agiata, se fossero spesi a questos cpo nvece che in bombe e fucili mitragliatori.
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cardif




MessaggioOggetto: Re: Orrore a Parigi   Gio 3 Dic - 23:34

L'amico Rom c'invita a seguire un rigore logico negli interventi, attenendoci al tema: il terrorismo.
Ma, in verità, io non riesco a vedere una azione 'terroristica' che prescinda dal contesto o dalle cause.
Un'azione terroristica tende ad incutere terrore nella popolazione per destabilizzare, in genere lo Stato o almeno un determinato assetto.
Vedo l'azione terroristica come conseguenza di un contesto, a meno che non sia l'azione irrazionale di un folle.
In questo caso, per esempio:
http://espresso.repubblica.it/internazionale/2015/10/22/news/gerusalemme-parla-il-papa-di-un-terrorista-cosi-mio-figlio-e-diventato-un-martire-1.235577
certo che condanno il 'terrorista', ma condanno allo stesso modo i soldati per quello che hanno fatto. Anzi anche di più, perché hanno causato loro l'azione di Ala'a.
E' per questo che il discorso mi si è esteso oltre la valutazione della sola azione terroristica.
E così per le intifada, e così per il Vietnam. C'è una causa e un effetto.
Prima, a Piazzapulita da Formigli su La7 che sto ancora vedendo, c'era Roger Waters dei Pink Floyd. Ha detto che gli USA hanno deciso di fare quell'attacco per soli motivi legati al finanziamento del mercato delle armi. Solo motivi di alta finanza, e non lotta al comunismo.
Così come l'attacco in Iraq serviva a smaltire le migliaia di tonnellate di armi, smobilitate dal 'muro' caduto. Almeno secondo alcuni. E comunque là non c'erano i terroristi né le armi chimiche.
Interventi che servivano anche a fare esperimenti con nuove armi.

La reazione sembra solo apparentemente che non rispetti il terzo principio della dinamica. Se si fa la somma delle azioni, si ottiene parità tra questa e la reazione, per il principio della conservazione dell'energia.
Se do uno schiaffo ad uno, non mi aspetto che mi spari. Ma se gliene do cento, allora sì.
A me pare che l'attuale terrorismo islamico abbia cause nelle azioni del nostro mondo. E' per questo che ho divagato e prima ho commemorato tutti i morti, non solo i frnacesi.

Sono d'accordo: ci possiamo beare a vedere Caravaggio, sentire Beethoven o leggere Hugo. Ma non è solo questo il prodotto del nostro mondo occidentale.
Ma questo enorme problema, anzi entrambi: il terrorismo e l'esodo, non si risolve impuntandosi a difendere a spada tratta l' 'nostre radici cristiane', il nostro benessere, la nostra libertà o presunta tale.
E invece adesso c'è la Gelmini che grida di " difesa della nostra identita' " come impegno da contrapporre.

cardif
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Rom




MessaggioOggetto: Re: Orrore a Parigi   Ven 4 Dic - 1:01

Cardif, le ultime righe del tuo post configurano la tesi per la quale ho fatto il 3D Orgoglio e pregiudizio, il quale - non so se si è notato - parla appunto di "noi".

A parte questo, attribuire meccanicamente alle malefatte dell'Occidente la reazione terroristica non è in contraddizione, allora, con la tesi di Tessa, che tu confutavi: noi abbiamo fatto del male, quindi il mondo islamico (o chi per esso) assale le nostre città, vuole ripagarsi appropriandosi del nostri ospedali, etc.
Che abbiamo concluso? Nulla.
C'è infatti una teoria storicistica per cui quelle che noi chiamiamo "malefatte" sono parte integrante della storia, ossia dei rapporti di forza tra civiltà e nazioni - il che implicherebbe che anche la reazione terroristica fa parte della storia, e il nostro stesso discorso fa parte della storia, i nostri dubbi, e le nostre spiegazioni, la nostra indignazione: tutto fa parte della storia, tutto è "oggettivo".
Se tutto è oggettivo, si può solo "raccontare" e non mette gran conto "analizzare": la descrizione e l'analisi sono contestuali, ed è questa la storiografia annalistica.

Il rigore logico, per me, segue un altro percorso.
C'è una fenomenologia della civiltà occidentale, e della sua storia,
C'è una fenomenologia del terrorismo.
C'è una fenomenologia delle migrazioni dei popoli.
Etc.
E c'è una storia che non è la storia dell'Occidente, ma la storia dei paesi asiatici, e mediorientali, e africani ...
La prima fase (in ordine logico, appunto) di una critica storico-politica sta nell'individuazione e nella definizione dei "soggetti".
Una volta definiti i soggetti, si capisce assai meglio ils enso delle "zioni" compiute da questi soggetti, e delle relazioni tra i soggetti stessi.

Per esempio - torno sempre lì, e non a caso - quando si parla di Occidente, in realtà di cosa si sta parlando? E dio cosa si parla quando si dice "radici cristiane"?
Del cardinale Spellmann, che benediceva le armi che venivano imbarcate verso il Vietnam?
O di San Francesco?
Di Torquemada o di don Bosco?
Di FilippoII e di Himmler, o di Voltaire e di Gino Strada?

E, sempre per esempio, quando chiedevo a Tessa quali fossero i soggetti dei verbi del terrorismo, volevo sapere se stavamo parlando degli sceicchi o dei diseredati di Gaza, o dei ragazzi dei ghetti urbani francesi o inglesi, o dei "signori della guerra" delle tribù anatoliche, o delle manovre geopolitiche di governanti asserviti alle diverse superpotenze, o agl'interessi delle multinazionali.

Certo, amico mio, se vuoi possiamo pure dire - ed è la verità - che tutto ciò che veine usato contro di noi, dai terroristi, è "cosa nostra": abbiamo inventato, costruito, perfezionato armi e tecnologie di distruzione, e abbiamo esportato violenza, e questa ci ritorna contro. Vero. E allora?
Ci ritorna contro, dopo due secoli, o magari tre o quattro, facciamo pure mezzo millennio, dai primi centroamericani massacrati da Pizarro, fino a oggi.
Per cinquecento anni il flusso della storia è andato in una sola direzione: quando i tempi sono secolari, o misurabili in macrofrazioni di millennio, siamo ai confini del fatalismo, è difficile parlare di causa-effetto.

(fine della 2° puntata) sorrisino

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MessaggioOggetto: Re: Orrore a Parigi   Ven 4 Dic - 1:02

Rom.

Credo che abbiamo dimenticato l'origine di tutto cio', e cioe' la religiosità di Maometto. Egli, come  si sa, ebbe varie rivelazioni, e tra queste quella del solenne dovere della guerra santa, Jihad.
All'epoca dell'Egira, il Medio Oriente era costituito da popolazioni arabe disomogenee, animiste, Maometto diede loro un ideale sociale e politico piu' vasto, piu' chiaro e piu' fresco e piu' vigoroso di quello del decadente impero bizantino. Il solenne dovere della guerra santa c'è ancora, fattosi piu' urgente dalle mutate condizioni climatiche.
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Rom




MessaggioOggetto: Re: Orrore a Parigi   Ven 4 Dic - 1:18

Tessa.

Questo fa parte appunto della fenomenologia e storia delle civiltà, delle società mediorientali.
Sarebbe, anzi è interessante capire il rapporto tra questo antefatto culturale e il terrorismo, o  "reazione" al colonialismo occidentale.
L'ipocrisia e la strumentalizzazione della religione non è una prerogativa esclusiva della cattiva cosceinza occidentale cristiana.
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MessaggioOggetto: Re: Orrore a Parigi   Ven 4 Dic - 2:25

 Rom.

Ma già dopo l'Egira il "terrorismo " islamico inizio' subito nei confronti degli Ebrei, cui fu imposto di unirsi a Maometto , pena il massacro. Coercizioni furono esercitate , già allora, verso i Cristiani, ma nessuno segui' l'Islam , non ritenendolo superiore alla propria civilta' e alla propria religione .

Maometto disse solo che in una rivelazione ebbe quella del dovere solenne della guerra santa. Chi ebbe benefici da Maometto, ad es l'acquisizione di un sentimento di unita' nazionale, obbedi' al dovere della guerra santa. Qui siamo al tempo dell'Egira (622), e siamo ancora in Medio Oriente, ma solo un secolo dopo ( 732) avremo una delle piu' grandi battaglie della storia, quella di Poitiers in cui Carlo Martello, grazie alla solidita' della fanteria,  sconfisse gli Arabi. La guerra santa era cominciata da tempo, dunque.

Lo scopo del terrorismo è quello di creare paura, quando un uomo ha paura , non avendo certezze, e non sapendo cosa ne sara' di lui l'indomani, allora è molto piu' vulnerabile.
L'attacco ella guerra santa è su due piani, 1) creare paura, 2 ) uccidere per impossessarsi dei beni dell'avversario.


Ultima modifica di tessa il Ven 4 Dic - 18:35, modificato 1 volta
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Rom




MessaggioOggetto: Re: Orrore a Parigi   Ven 4 Dic - 6:49

Spett.le Tessa,
Ella mi sta dicendo, insomma, che non si tratta di ritorsioni o reazioni al colonialismo occidentale, ma di un vizietto antico, dovuto alle "visioni" di Maometto.
La ringrazio del sintetico ripasso, del quale avevo proprio bisogno, avendo io appreso la storia di Re Carlo solo nella versione di De André.
Ma avrebbe dovuto indirizzare questa Sua egregia precisazione all'esimio dott. Cardif, che in queta sede di discussione è colui che convintamnte, e con buoni argomenti, sostiene una tesi diversa dalla Sua, che appare per altro inconfutabile.
Porgendole i sensi della mia stima, distintamnte La ossequio, e ringrazio della cortese attenzione.
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MessaggioOggetto: Re: Orrore a Parigi   Ven 4 Dic - 9:24

Caro Cardif, noto che nei tuoi post,  per altro ben strutturati, citi sempre un sacco di persone, l'ultima la Gelmini, e non credo che costei , poi, ne sappia tanto piu' di te.
Come dici tu i Fratelli Misulmani sono nati quale reazione alla colonizzazione europea, allo sfruttamento degli arabi che lavorarono nel Canale di Suez, e alla perdita progressiva della conoscenza del Corano. Pero' cio' non basta a spiegare l'Islam e il terrorismo. Si considera , da tutti, Maometto quale un grande iniziato, mosse popoli, costrui' una nazione - anche se frastagliata-con una medesima religione e stessi ideali, offri' un riscatto  a queste popolazioni poverissime e sbandate, di cui certo l'impero bizantino non si curava. La storia ci dice che Maometto ebbe una serie di rivelazioni, e in una di queste si ribadiva l'obbligo della guerra santa,che occorreva , allora, visto com'erano stretti, gli arabi, a tenaglia tra Ebrei e Cristiani, avevan bisogno di espandersi e di denaro. Pur non rientrando tra i cinque pilastri dell'Islam, alla guerra santa è tenuto ogni musulmano, a seconda delle sue capacità, il figlio dello sceicco si muove a Yale, l'nvasato va a gettare bombe a Parigi.

I Cristiani non si comportarono meglio nella storia e, dopo il Concilio di Clermont, Urbano II indisse la prima crociata, Gerusalemme fu espugnata il 15- 7- 1099, e si dice che, nel Tempio, il sangue arrivasse fino alle caviglie.
Non so , io, se le visioni di Maometto furono reali o invenzioni, San Giuseppe stesso ebbe una serie di visioni e in una di queste un angelo gli intimo' di recarsi in Egitto per sfuggire alla strage degli innocenti. Io non so se furono invenzioni o visioni reali.

Volevo dire che col L'Egira inizia la storia dell'Islam, e con questa anche la storia della Jihad, siamo nel 622.
Ciao


Ultima modifica di tessa il Ven 4 Dic - 18:35, modificato 1 volta
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Rom




MessaggioOggetto: Re: Orrore a Parigi   Ven 4 Dic - 10:37



Re Carlo tornava dalla guerra
lo accoglie la sua terra
cingendolo d'allor

al sol della calda primavera
lampeggia l'armatura
del sire vincitor

il sangue del principe e del Moro
arrossano il cimiero
d'identico color

ma più che del corpo le ferite
da Carlo son sentite
le bramosie d'amor

"se ansia di gloria e sete d'onore
spegne la guerra al vincitore
non ti concede un momento per fare all'amore

chi poi impone alla sposa soave
di castità la cintura in me grave
in battaglia può correre il rischio di perder la chiave"

così si lamenta il Re cristiano
s'inchina intorno il grano
gli son corona i fior

lo specchio di chiara fontanella
riflette fiero in sella
dei Mori il vincitor

Quand'ecco nell'acqua si compone
mirabile visione
il simbolo d'amor

nel folto di lunghe trecce bionde
il seno si confonde
ignudo in pieno sol

"Mai non fu vista cosa più bella
mai io non colsi siffatta pulzella"
disse Re Carlo scendendo veloce di sella

"Deh, cavaliere non v'accostate
già d'altri è gaudio quel che cercate
ad altra più facile fonte la sete calmate"

Sorpreso da un dire sì deciso
sentendosi deriso
Re Carlo s'arrestò

ma più dell'onor poté il digiuno
fremente l'elmo bruno
il sire si levò

codesta era l'arma sua segreta
da Carlo spesso usata
in gran difficoltà

alla donna apparve un gran nasone
e un volto da caprone
ma era sua maestà

"Se voi non foste il mio sovrano"
Carlo si sfila il pesante spadone
"non celerei il disio di fuggirvi lontano,

ma poiché siete il mio signore"
Carlo si toglie l'intero gabbione
"debbo concedermi spoglia ad ogni pudore"

Cavaliere egli era assai valente
ed anche in quel frangente
d'onor si ricoprì

e giunto alla fin della tenzone
incerto sull'arcione
tentò di risalir

veloce lo arpiona la pulzella
repente la parcella
presenta al suo signor

"Beh proprio perché voi siete il sire
fan cinquemila lire
è un prezzo di favor"

"E' mai possibile o porco di un cane
che le avventure in codesto reame
debban risolversi tutte con grandi puttane,

anche sul prezzo c'è poi da ridire
ben mi ricordo che pria di partire
v'eran tariffe inferiori alle tremila lire"

Ciò detto agì da gran cialtrone
con balzo da leone
in sella si lanciò

frustando il cavallo come un ciuco
fra i glicini e il sambuco
il Re si dileguò

Re Carlo tornava dalla guerra
lo accoglie la sua terra
cingendolo d'allor

al sol della calda primavera
lampeggia l'armatura
del sire vincitor

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cardif




MessaggioOggetto: Re: Orrore a Parigi   Ven 4 Dic - 17:25

Cari amici, voglio chiarire delle cose, anche se poi non è una necessità.
Io espongo solo le mie opinioni, senza nessuna presunzione che siano superiori ma solo diverse da quelle di altri, che perciò non 'confuto'.
Preferisco adottare il metodo induttivo: partire da fatti per farmi delle opinioni, piuttosto che farle derivare da pregiudizi, ideologie e quant'altro.
Quando cito qualcuno, è per dire che anche altri hanno fatto le mie stesse considerazioni, come a dire: se non sono il solo a pensarla così forse non sono tanto fuori strada. O per dire: ecco uno che la pensa esattamente all'opposto.
Ho citato la Gelmini, che in quel momento stava parlando in tv, perché sosteneva una tesi diversa dalla mia.
Credo che in una disputa la posizione di irrigidimento sulla difesa ad oltranza delle proprie 'ragioni' porti allo scontro sempre più duro, alla guerra.
Mentre cominciare con l'ammettere quella parte di errori o colpe, grandi o piccole che siano, che un contendente certamente ha perché nessuno ha ragione al cento per cento, può (se non altro ' può ') portare a posizioni più accomodanti, alla soluzione pacifica della contesa. Almeno penso.

Poca cosa ha fatto Colin Powell che si è limitato a definire soltanto una 'macchia' sulla sua carriera le menzogne che disse e le false prove che mostrò al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sull'esistenza di armi chimiche in Iraq. Andava processato da un tribunale internazionale: sarebbe stata una mossa utile per frenare le reazioni.

Tony Blair invece ha detto: "Mi scuso perché il rapporto dei servizi segreti (sulla presenza in Iraq di armi di distruzioni di massa, ndr) era sbagliato. Mi scuso anche per alcuni errori nella pianificazione dell'intervento militare; soprattutto chiedo scusa per la sottovalutazione di quelle che sarebbero potute essere le conseguenze una volta rimosso il regime. Ci sono elementi di verità sul fatto che l'intervento in Iraq abbia contribuito a far nascere IS"
E' un passo positivo sia perché questa valutazione dell'azione compiuta, l'attacco all'Iraq, serve, o almeno dovrebbe servire ad evitare che si ripeta un errore simile; sia perché è una possibilità in più che si riducano le conseguenze nefaste.

Per tornare alle azioni terroristiche, la mia opinione è che sono il prodotto di menti distorte, certamente. Come quelle tutte italiane degli anni '70. Ma è per l'esistenza di un determinato terreno di coltura se queste menti esaltate possono svilupparsi ed agire. Strategia della tensione, rivolta dell'islam ...

In quanto ad Egira (chi è: la moglie di Egiro? A me piace di più Ipazia) ho dei dubbi sul fatto che gli attentati recenti affondino le radici così in là nel tempo, considerato che per le rivolte in Palestina non si riesce a farne risalire le cause ad appena 70 anni fa.

In quanto a Carlo Martello, illegalmente Re, è vero che fece molte campagne in Europa e devastò e saccheggiò dovunque, tornando vincitore da varie guerre. Ma Wikipedia nulla dice dell'episodio narrato, e credo inventato, da tal genovese Fabrizio.

Signori, grazie per l'attenzione.
cordiali saluti
cardif

allegro allegro
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Rom




MessaggioOggetto: Re: Orrore a Parigi   Ven 4 Dic - 19:58

cardif ha scritto:
Cari amici, voglio chiarire delle cose,

Grazie per questo incipit, che basterebbe da solo, senza bisogno di chiarire nulla.
Ma proprio perché siamo amici, possiamo permetterci di litigare un po', di tanto in tanto: anche assumendo la parte degli avvocati del diavolo, magari per difendere qualla piccola parte di verità che c'è perfino nelle tesi più dissennate.

Naturalmente, le radici coraniche sono tanto operanti, quanto millenarie, e per questo poco adatte a spiegare nel dettaglio i comportamnti e gli eventi di un periodo specifico, che si rappresentano in una recrudescenza della guerra santa, ma che nel passato hanno consentito una pacifica convivenza nei territori palestinesi e a Gerusalemme di ebrei e musulmani, e un'altrettanto pacifica coabitazione tra musulmani e cristiani ortodossi nei Balcani.

La tesi centrata sul colonialismo occidentale, anche, avrebbe radici troppo estese nel tempo e nello spazio, per essere esaustiva.
In realtà, dobbiamo prendere atto che esiste sia l'antefatto della guerra santa come missione - secondo quanto sostiene correttamnte la nostra cara amica Tessa - sia l'antefatto anch'esso secolare del colonialismo: fanno parte entrambi della storia, ed entrambi devono essere reinterpretati secondo il momento per l'appunto storico.
In una civiltà tecnologica e globale, non soltanto non ci sono più le durlindane roteanti, ma possono esserci più neanche le dimensioni strategiche di una "conquista" secondo le misure vetero-coraniche.
D'altra parte, ormai da molto tempo l'Occidente stesso non è più riducibile all'opera dei governi, o all'opera del capitalismo, e ad un unicum ideologico che lo caratterizza, e nemmeno a un dualismo semplificato come poteva essere la contrapposizione tra lo spirito evangelico e il pragmatismo politico-economicodei secoli medievali o successivi.
Dalla Riforma, e dal Rinascimento, e poi sempre più con l'Illuminismo e il socialismo, la realtà ideologica, politica, etica dell'Occidente - insomma la sua "civiltà" - appare estremamente sfaccettata e poliedrica, e ha dentro di sè forze anti-coloniali, pacifiste e idealistiche molto più forti di quanto lo siano le istanze coraniche, o genericamnte religiose: tanto vero questo, al punto che potremmo perfino rappresentare, in modo molto schematico, il mondo oggi diviso tra ideologie e ideali pacifisti e in qualche modo "socialisti" da una parte, e ideali e ideologie aggressive e competitive dall'altra - in ciascuna delle quali militano parti diverse di diverse "civilità", nazioni ed etnie.

Senza contare che, al di sotto di questo livello in cui ci permettiamo il lusso delle ideologie e dell'idealismo, della guerra santa e della guerra post-coloniale, al di sotto di tutto questo ci sono strati di popolazioni che semplicemente lottano giorno per giorno per la semplice sopravvivenza: popolazioni che sono la "terra battuta" sopra la quale si svolge il match, e poco conta che i piedi che la calpestano sia in marcia per la pace o per la guerra.
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MessaggioOggetto: Re: Orrore a Parigi   Ven 4 Dic - 21:16

Il Dio denaro. Il grande capitale. Dollari e petrodollari. Il potere.

Pensarla come una guerra santa musulmana è una contraddizione: l'Isis rappresenta il riscatto sunnita dopo le umiliazioni in Iraq e la lotta contro Assad, che sunnita non è. Il tutto condito dall'ambivalenza / connivenza di Turchia e Arabia Saudita, che con Daesh fanno grossi affari (un po' sottobanco, un po' no). Ha ragione Rom: all'insicurezza sociale si somma il paura, il terrore. Il prodotto è l'alienazione che può portare ad altri colpi di mano del Potere.
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cardif




MessaggioOggetto: Re: Orrore a Parigi   Ven 4 Dic - 21:56

Accidenti
ho scritto un sacco di cose ma non il meglio
non ho scritto del piacere di aver letto di "esimio dott. Cardif, " e di " post,  per altro ben strutturati"
ballano birra balla 

poi leggerò gli interventi sopraggiunti
cardif
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cardif




MessaggioOggetto: Re: Orrore a Parigi   Ven 4 Dic - 22:34

Rom ha scritto:
Senza contare che, al di sotto di questo livello in cui ci permettiamo il lusso delle ideologie e dell'idealismo, della guerra santa e della guerra post-coloniale, al di sotto di tutto questo ci sono strati di popolazioni che semplicemente lottano giorno per giorno per la semplice sopravvivenza: popolazioni che sono la "terra battuta" sopra la quale si svolge il match, e poco conta che i piedi che la calpestano sia in marcia per la pace o per la guerra.
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Totalmente d'accordo.
Quelle popolazioni vogliono solo poter vivere: meglio, in pace e là dove sono.
E' per colpa della casta dominante, causa del loro malessere, che tentano altre vie, altri luoghi in cui fuggire. Le primavere arabe non hanno prodotto fughe. Il fallimento di queste primavere sì, per l'intervento errato di altri poteri ed interessi.
Penso.

cardif
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Rom




MessaggioOggetto: Re: Orrore a Parigi   Sab 5 Dic - 0:41

flaviomob ha scritto:
all'insicurezza sociale si somma il paura, il terrore. Il prodotto è l'alienazione che può portare ad altri colpi di mano del Potere.

Questo è un ulteriore ramo del discorso, che da solo potrebbe riempire interi volumi.
La comunicazione globale - tv, internet, cellulari, satelliti, oltre alla stampa tradizionale - ha reso il mondo un organismo unico, che ha perenne cognizione di se stesso, anche delle proprie zone sensitive remote.
Questa "percezione globale" già in se stessa è una novità assoluta nella storia: la contemporaneità totale, che ci rende coscienti di ciò che avviene in ogni parte come ogni parte fosse hic et nunc.
Detto in parole grezze: se nelle epoche precedenti un individuo aveva coscienza e conoscenza di dieci efferati delitti in un anno, e di due catastrofi naturali, adesso ha notizia, coscienza e conoscenza di venti delitti efferati al giorno, e trenta catastrofi naturali in un mese. La percezione del Male è centuplicata.
E non esiste più il retroterra onirico della "terra sconosciuta", il sogno di una "fortezza della solitudine" o della "isola che non c'è", è scomparsa le dimensione dell'oltremare e dell'inesplorato: il Male è come il gladiatore sanguinario che si deve affrontare dentro un cortile senza uscite.
Ma la distanza resta, a dispetto della conoscenza e della percezione: resta cioè l'impotenza, la "dismisura" tra il timore e la possibilità di fronteggiarlo.
Siamo individualmente deboli, o come minimo non più forti, di quando andavamo a cavallo di un asinello a portare o a prendere il vino nel paese al di là della collina: cioè in sostanza, "sappiamo" troppo e possiamo fare individualmente troppo poco, o niente del tutto.
Se ci pensate bene, la situazione che ho descritto è esattamnte uguale a quella che viviamo nei nostri sogni peggiori, nei nostri incubi, prima di svegliarci sudati, con la gola stretta.
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MessaggioOggetto: Re: Orrore a Parigi   Oggi a 0:55

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