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 Nozze di Bar Refaeli

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Rom




MessaggioOggetto: Re: Nozze di Bar Refaeli   Mar 29 Set - 13:37

iafran ha scritto:
Ne prendo, però, spunto per dire che quando uno è specialista in un campo lo si dovrebbe considerare meritevole solo in quel contesto d’impiego (prevalentemente il mondo dello spettacolo). Gli artisti o i campioni, fuori dall'ambito in cui eccellono, potrebbero non manifestare le loro qualità e non si dovrebbe continuare a ritenerli artisti o campioni anche nella vita

Però non metterei insieme in modo indiscriminato artisti e campioni dello sport: sono ambiti intellettuali diversi.
Entrambi hanno in comune la dimensione del mito, cioè il fatto che la loro esistenza, le loro opere o imprese agiscono nell'immaginario collettivo e nelle coscienze, a differenza degli specialisti che sono grandi in altro genere di discipline.
Scienziati, ingegneri, biologi, etc, cambiano la nostra vita pratica, cambiano il mondo, ma solo indirettamente agiscono alla lunga sulla coscienza, e quasi mai in forma individuale, cioè come "personaggi".

Naturalmente, la formazione del mito va vista per così dire "da lontano", cioè al di là della pura cronaca nella quale appaiono tutte le pieghe e le rughe della loro umanità, e delle loro imperfezioni.
Il mito travalica la misura della persona che l'ha generato, artista o campione (guerriero, nel mondo omerico) perché è come il sassolino intorno al quale si avvolgono i filamenti della coscienza collettiva che diventa valanga: la figura dell'artista o del campione diventa uno specchio dentro il quale un'epoca e un tratto di storia imparano a riconoscersi, è un modo per trasmettere qualcosa di più che fatti e opere, ma l'impalpabile essenza di un'anima e il desiderio di farla sopravvivere per sempre - "ecco, questo ero io, che amavo, ammiravo, mi riconoscevo in quel tipo di bellezza, in quelle forme".
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MessaggioOggetto: Re: Nozze di Bar Refaeli   Gio 1 Ott - 20:02

Rom ha scritto:
Naturalmente, la formazione del mito va vista per così dire "da lontano", cioè al di là della pura cronaca nella quale appaiono tutte le pieghe e le rughe della loro umanità, e delle loro imperfezioni.
Il mito travalica la misura della persona che l'ha generato, artista o campione (guerriero, nel mondo omerico) perché è come il sassolino intorno al quale si avvolgono i filamenti della coscienza collettiva che diventa valanga: la figura dell'artista o del campione diventa uno specchio dentro il quale un'epoca e un tratto di storia imparano a riconoscersi, è un modo per trasmettere qualcosa di più che fatti e opere, ma l'impalpabile essenza di un'anima e il desiderio di farla sopravvivere per sempre - "ecco, questo ero io, che amavo, ammiravo, mi riconoscevo in quel tipo di bellezza, in quelle forme".

"Gli uomini passano, i miti restano" lo ha fatto scrivere anche un mio amico su una gigantografia portata da un camioncino pubblicitario, che faceva cornice, stamane, con la banda musicale all'esterno della Chiesa, ove si celebrava il suo funerale.
E lui era un "mito" fra gli agricoltori e gli allevatori della Sila Greca, da quando negli anni '75-'80 ha incominciato a investirci quasi un miliardo di lire (o forse più, con i suoi fratelli), guadagnati in Svizzera fin dall'età giovanile e gestiti con "noncuranza" da qualche persona di fiducia.
Ha agitato molto le acque in quel pezzo di Sila, che veniva lasciato prevalentemente incolto, tanto che altri, adesso, ne raccolgono i frutti (in imprese zootecniche e di trasformazione dei prodotti caseari).  Ha occupato, mettendole a coltura, molte terre abbandonate e ne ha pagato, poi, le conseguenze in tribunale. Come, pure, ha dovuto fare i conti con la burocrazia e con le banche, ma ha sempre lottato con caparbietà e forza, per difendere le sue ragioni e quelle degli altri agricoltori stanziali di un territorio ad un'altitudine minima di 1.200 m slm,  per niente fertile a causa della natura del suo suolo (granitico).  
Alla fine, aveva fatto specializzare la moglie tedesca nella produzione di caciocavalli silani (molto diversi, più veri e più genuini di quelli che sono sui banchi dei supermercati).
Non c'è più (e non c'è neanche la moglie da circa due anni, per lo stesso male) ... ma, forse, la sua figura (ed il suo nome, Angelo Cof.) resterà impressa nella memoria collettiva per l'intraprendenza che ha avuto, per l'innovazione che ha portato, ma anche per l'amicizia che donava disinteressatamente, per l'accoglienza che riservava a tutti e per la generosità che dispensava ai bisognosi.
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Nozze di Bar Refaeli
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