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 Sindacato unico o unitario?

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AutoreMessaggio
Radames




MessaggioOggetto: Sindacato unico o unitario?   Sab 23 Mag - 20:04

La polemica odierna tra l'idea di Renzi di un sindacato unico e quella delle Confederazioni che difendono l'idea unitaria, non è fuffa, ma sostanza politica.
Un sindacato unico, deputato a difendere gli interessi dei lavoratori rappresentati, nei confronti e in opposizione alle organizzazioni datoriali e che non interviene nel dibattito politico se non in materia di politica del lavoro, è l'idea di Renzi che sostanzialmente condivido.

L'idea opposta, che difende (con scarsa coerenza, visti gli atteggiamenti frequenti delle tre confederazioni in contrasto tra loro) l'unitarietà nel rispetto delle reciproche differenti visioni politiche è, certo, dovuta alla scarsa efficacia della nostra democrazia rappresentativa, ma è di principio insostenibile. La politica la fa il Parlamento e le elezioni creano un Parlamento che rappresenta la Nazione. Gli interessi dei lavoratori li sostengono i sindacati. Se essi pretendono di discutere ciò che i rappresentanti del popolo hanno già dibattuto e deliberato in Parlamento, è un arrogarsi un diritto illecito.

Mi rendo conto che nella nostra storia il sindacato è stato la famosa cinghia di trasmissione tra l'ambiente di lavoro e il partito, ma credo che con l'avvento della mass-medialità, tale funzione non abbia più ragione di essere. Ma tant'è, oggi al sindacato, o a parte di esso, non basta più trasmettere il movimento della puleggia, ma pretende di essere la puleggia stessa con le aperte ambizioni di scendere in campo manifestate da Landini prima e dalla Camusso recentemente, sulla scia della minoranza del PD, che evidentemente vede nell'organizzazione sindacale di di sinistra un comodo veicolo per abbandonare la sua vecchia casa e costituire quel partito di sinistra-sinistra che il mercato italiano della politica pare non gradire.
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cardif




MessaggioOggetto: Re: Sindacato unico o unitario?   Sab 23 Mag - 20:28

Capisco che per il Governante avere una sola parte con cui dialogare è più semplice. Soprattutto se la si vuol mettere in un angolo. E' evidente la voglia di semplificare. Una volta ci si accontentava di fare la somma. Oggi ci vogliono le quadriche per risolvere dei problemi.

I sindacati sono libere associazioni e l'art.39 della Costituzione (sempre da citare ogni volta che parla Renzi, a cui forse sfugge) recita: "L'organizzazione sindacale è libera. Ai sindacati non può essere imposto altro obbligo se non la loro registrazione presso uffici locali o centrali, secondo le norme di legge."
E c'è pure l'art.18: "I cittadini hanno diritto di associarsi liberamente, senza autorizzazione, per fini che non sono vietati ai singoli dalla legge penale ..."
Ci sono problemi di rappresentanza: si possono mettere insieme la Confindustria, il sindacato Autonomo del Corpo Forestale Sardo e il Siulp, per esempio?
Sono troppo distanti gli interessi dei rappresentati da questi sindacati, mi pare. E di tanti altri.

Certo, una volta c'era la classe operaia rappresentata da sindacati e una parte politica di sinistra che tendeva a difendere quella stessa classe, per cui ci si trovava dalla stessa parte della barricata.
Oggi non c'è né la classe operaia né quella classe politica.

cardif
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Radames




MessaggioOggetto: Re: Sindacato unico o unitario?   Dom 24 Mag - 0:36

Veramente io non ho in nessun caso negato la funzione sindacale che la nostra Costituzione prevede. Ho detto solo due cose: i sindacati, organizzati per i vari settori delle attività economiche, devono svolgere liberamente la loro funzione che è la difesa dei diritti dei lavoratori, ma non devono interagire con la politica - tranne che per questioni specificatamente inerenti al mondo del lavoro, perché per essa esiste una struttura partitica e un potere legislativo eletto dal popolo per legiferare nel comune interesse. 
La seconda cosa, se la prima si realizzasse, è che spogliati dalle questioni politiche, l'azione di diofesa dei lavoratori si svolgerebbe meglio se di sindacati ce ne fosse uno, come praticamente c'è in Germania, UK e Stati Uniti, che, per confutare la dichiarazione della Camusso, non mi pare siano retti da regimi dittatoriali.
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cardif




MessaggioOggetto: Re: Sindacato unico o unitario?   Dom 24 Mag - 16:13

Radames, io prima mi riferivo a Renzi, attualmente PdC e di cui si parlerà finché rimarrà tale. Quando perderà non se ne parlerà più, perché non è capace di fare opposizione.
Lui, nel suo ruolo istituzionale è obbligato al rispetto delle altre istituzioni.
Io, che non sono nessuno, mi posso pure permettere di dire che la Confindustria si deve sciogliere, visto che non è utile nemmeno alle imprese iscritte. O che si devono sciogliere Consap, Coisp, Sap e Silp-Cgil, visto come i loro segretari difendono i torturatori della Diaz.

Invece non capisco come un sindacato non debba interagire con la politica. Pure nel calcioscommesse e nella Xylella entra la politica, figuriamoci nella tutela dei lavoratori. E i sindacati dovrebbero fare un passo indietro e occuparsi del colore delle tute? Sono libere realtà, rappresentanti di segmenti della società, che hanno il diritto di occuparsi del sociale, sotto qualunque forma. A bocciarli potrebbe essere il poco consenso che raccolgono, questo sì. Come per l'iniziativa di Landini, per esempio.
Pure la Chiesa fa politica, e non solo pro domo sua, anzi 'pro cassa sua', chiedendo e ottenendo l'8 per mille, fondi per il restauro delle chiese ecc ecc. Dovrebbe non 'fare politica' intervenendo su tante questioni, dal finanziamento delle loro scuole alle unioni civili? Per me può dire la sua, anche se dissento.
Per me è politica tutto ciò che riguarda la società. E fa politica chiunque ne parli.
Se Renzi dicesse che bisogna eliminare venti regioni e 110 province, sostituendole con 45 enti intermedi tra comuni e stato, farebbe politica, se ne parlerebbe dovunque e si consumerebbero fiumi di inchiostro. L'ho scritto io e l'hanno letto quattro gatti. Ma sempre politica è.
Se Renzi introducesse la patrimoniale, se mettesse una imu progressiva in aumento col numero di alloggi di proprietà, fino a costringere a vendere il decimo alloggio per pagare le tasse sugli altri nove, farebbe politica. Io lo dicevo già quando fu introdotta l'isi, prima dell'ici e dell'imu. Ho fatto politica anche io, anche se senza effetto.
Che significa che i politici devono occuparsi di politica e gli altri a cuccia, ad occuparsi di poesia, pittura, narrativa?

Ma che sia compito dei politici fare politica è diventata una pura fantasia. Perché i politici fanno ben altro che occuparsi della polis: si occupano solo di sfruttare la posizione per il loro tornaconto. Più di 200 cambi di casacca in Parlamento, negli ultimi due anni. Più di 500 inquisiti si 1100 consiglieri regionali bastano come prova per dire che c'è poco da fidarsi di chi fa politica.
Renzi, a proposito del calcioscommesse, ha detto "qua è tutto un magna-magna". E dove sta lui cos'è? E le liste inquinate dovunque e di qualunque colore?
E il calo di consenso verso la classe politica, come s'è visto alle regionali scorse? E quello che ci sarà alle prossime, anche maggiore? Non è forse prova che c'è poco da affidarsi alla politica e a chi la esercita?
I politici sono quelli che hanno disatteso il risultato referendario del '94 sul non finanziamento della politica. Lo hanno chiamato rimborso, ma da allora hanno incassato 2,7 miliardi per spenderne 750 milioni di euro.
Facevo politica, io, quando dicevo che era meglio una spesa congrua e trasparente per i partiti, visto che questi sono necessari per la vita della democrazia, e questa vita ha un costo. Votai contro l'abolizione del finanziamento, e oggi ho scelto di dare il 2 per mille. E ho fatto politica.
Faccio politica, come chiunque, andando a votare. Ma anche non andandoci.
Come faccio, io, a pensare che i politici devono fare politica, e gli altri zitti a non 'remare contro', come dicevano i fans di Berlusconi? Vabbè, oggi si dice, 'gufi, rosiconi, professoroni'.
Per me sta bene qualunque iniziativa fatta da chiunque, anche dai sindacati, che spinga i politici ad occuparsi del benessere sociale e non degli affari loro.
Certo, c'è il primato della politica: è la politica la sede decisionale, e il parlamento prima di tutto: il potere legislativo. Non l'esecutivo. Ma questo non significa che la società non abbia il diritto di esprimersi, se vuole.
In fin dei conti è la società che si sceglie i governanti, mica questi vengono dall'alto dei cieli come una volta. E la politica non può non tener conto delle 'istanze sociali'.

Credo che la Camusso si sia riferita all'evoluzione dei sindacati in Italia, ed alla legge del 3 aprile 1926, con cui venne realizzata l'istituzionalizzazione dei sindacati fascisti e legalizzato il loro monopolio per la rappresentanza dei lavoratori. E' interessante rileggere la storia su Wikipedia, per non dimenticare.

Vabbè, scusa, m'è scappata. Ho esagerato. Però voglio chiarire: ho solo espresso mie opinioni. Mica pretendo che debbano essere per forza condivise. Ognuno ha il diritto di avere le proprie: e non lo dico io ma l'art.19 della Costituzione (so' fissato con questa allegro )

cardif
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Rom




MessaggioOggetto: Re: Sindacato unico o unitario?   Dom 24 Mag - 16:46

Dopo il post, perfetto, di Cardif, rimane poco da dire.
L'idea di un sindacato più "comodo" è tipicamnte populista e storicamente populista e peronista, anche se non necessariamnte autoritaria o fascista.
Direi che complessivamente tutta l'idea di un sistema politico-sociale più comodo, meno conflittuale, sia populista e peronista, e assai poco autenticamente liberale.
Questa valutazione, per altro, non teme di essere verificata attraverso un confronto con la sitazione vigente in altre democrazie.
L'unicità o la molteplicità di sindacati o partiti è il prodotto di un sistema e di una storia, e in questa sua formazione trova la propria logica, non nell'astratta (o fin troppo pragmatica) concezione di un "bene comune" o di un'efficienza strumentale.
L'idea, appunto astratta e pragmatica, che un bel bipolarismo "all'americana" fosse la panacea per la nostra politica, era già secondo logica una fesseria, e tale si è dimostrata nella pratica.
E poi, perché due partiti? Comodità per comodità, meglio uno solo, e meglio ancora stabile, senza l'affanno di elezioni. Meglio ancora, senza un parlamnto che rompe i coglioni. Cosa c'è da discutere? Tutti sanno quale sia il bene comune: basta un partito, meglio un leader, un sindaco, un direttore generale che organizza e dispone per il meglio.

Diciamolo, semplicemente, senza scomodare i massimi sistemi: l'esternazione di Renzi (o di Berlusconi) rivela soltanto l'incapacità caratteriale (prima ancora che "tecnica") di affrontare la complessità e la difficoltà della persuasione. Niente di più, nemmeno nel male: per essere grandi, anche nel male, ci vogliono palle che nessuno ha in questo contesto politico, tanto meno Renzi.

_________________
Storia diversa per gente normale, storia comune per gente speciale
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cardif




MessaggioOggetto: Re: Sindacato unico o unitario?   Dom 24 Mag - 20:16

Grazie Rom.
Avevo pensato anche io di includere due paragoni della semplificazione renziana.
In ambito di rappresentanza politica: il Partito della Nazione onnicomprensivo, votato dal 20% ma maggioritario alla Camera; e all'opposizione brandelli vari.
In ambito di controllo costituzionale: Padoan che pretende che la Consulta valuti la costituzionalità di una norma in base alla compatibilità della spesa.
Amenità
Mi sono fermato per evitare di eccedere ...
Amenità è anche questa:
 http://video.repubblica.it/edizione/milano/razzi-sul-palco-in-versione-cantante-so-senatore-famme-magna/201898?video=&ref=HRESS-5
per dare un esempio di politico rappresentante del popolo italiano.
La Costituzione fu scritta tempo fa, non c'era ancora Razzi.
E nell'art. 67 "Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato." per 'membro' non intendevano 'cazzone'.

Ma c'è pure Brunetta, che, a proposito delle amministrative in Trentino del 10 maggio scorso, ha detto: ""Negli importanti comuni di Avio, Pinzolo, Pergine e Cimone (699 abitanti) abbiamo vinto al primo turno. Lo avete trovato scritto da qualche parte? No"
Lui non sembra un comico se non si sa che:
si è votato in 141 comuni; che gli aventi diritto al voto in quei 4 comuni erano 23.617 sul totale della provincia di 361.625; che solo ad Avio una delle 4 liste era FI mentre altrove erano tutte civiche.

cardif
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Radames




MessaggioOggetto: Re: Sindacato unico o unitario?   Lun 25 Mag - 15:40

E' strano che con quello che scrive Cardif e che è vero, parlo del degrado della nostra democrazia, si guardi con esagerato sospetto l'azione certamente autoritaria di Renzi, ma che lui e una parte imponente della nazione - me incluso, ovviamente - ritiene necessaria come soluzione senza alternative per cambiare radicalmente il verso delle cose.
In ogni caso, tornando alla questione sindacale, credo vi sfugga che la divisione in tre o più sindacati, incluse le varie COBAS, sia una forte diminuzione del potere contrattuale complessivo e dunque un danno potenziale per i rappresentati lavoratori. Questa è la ragione di un unico corpo di rappresentanza, che se concede al Sindacato uno spazio politico, sarà una unione nella diversità, altrimenti la logica vorrebbe che l'azione fosse svolta da un unico soggetto.
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cardif




MessaggioOggetto: Re: Sindacato unico o unitario?   Lun 25 Mag - 20:05

Beh, se a decidere di unirsi in un unico sindacato fossero i tre confederali ed anche tutti gili altri più piccoli, io non avrei nulla da dire. Sarebbe una loro scelta su valutazioni che competono alla loro autonomia. Io non condivido che a chiederlo sia un PdC, chiunque esso sia, perché è ovvio che il suo scopo è un altro, non certo quello di dare più potere contrattuale ai sindacati.

Il concetto per cui è "insostenibile l'unitarietà nel rispetto delle differenti visioni politiche e quindi auspicabile la formazione di un'unica entità" non vedo perché sarebbe buono per i sindacati e non per i partiti: anche questi dovrebbero ridursi al Partito Unico della Nazione, allora, di cui ha parlato Renzi. Io non condivido quest'idea.

Il Parlamento decide, d'accordo. Solo che siamo ridotti che a decidere è il Governo, anzi il Capo del governo.
Però se le decisioni che questo prende non piaciono, allora si contestano e si fanno gli scioperi. I sindacati fanno le loro valutazioni sulle decisioni del governo, raccolgono il malcontento e lo organizzano. Questo è il loro ruolo.
Certe decisioni non sono piaciute ai docenti e precari della scuola e studenti, che hanno manifestato il 5 maggio scorso, compresi i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil.
Certe decisioni oppure certe mancanze di decisioni non sono piaciute ai Vigili del Fuoco che hanno partecipato all sciopero nazionale unitario, organizzato dalle tre sigle sindacali CGL CISL e UIL il 13 maggio scorso.

Insomma, non so cosa vuole Renzi, non è chiaro. Almeno a me.
Non è che, in ragione del fatto che "se i sindacati pretendono di discutere ciò che i rappresentanti del popolo hanno già dibattuto e deliberato in Parlamento, è un arrogarsi un diritto illecito", vuole l'eliminazione del diritto di sciopero?

I rappresentanti del popolo decisero di eliminare il reato di falso in bilancio. Altri rappresentanti del popolo hanno deciso di ripristinarlo. Non è che tutto ciò che fanno, questi benemeriti, lo fanno sempre bene, e nello stesso verso. Io non darei loro tanto credito.

Tanto per scrivere qualcosa, non per fare inutile polemica, ovviamente.
cardif
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einrix




MessaggioOggetto: Re: Sindacato unico o unitario?   Ven 29 Mag - 8:50

Cosa ci sarà dietro queste o quelle parole di Renzi...
Lo saprà solo lui, salvo che non lo si possa capire dal contesto. E così è per chiunque proferisca qualche cosa che possa apparire come un concetto. Il contesto serve proprio a rendere determinata quella certa espressione.
Che non vi sia una univoca comprensione del significato, ne è una espressa evidenza.
L'unità sindacale è certamente un valore positivo per il sindacato stesso, quando deve confrontarsi con la controparte padronale, ma potrebbe essere una gabbia se quella fosse la condizione di un dispotismo dittatoriale. Il sindacato unito, sotto il fascismo, aveva meno forza propria e più forza del regime.
Ciò ci fa comprendere quali siano le domande che dovremmo farci noi, o in subordine, quelle che dovremmo rivolgere a Renzi, prima di pervenire ad un nostro giudizio.
A mio avviso, e indipendentemente dal contesto, l'unità sindacale è un valore positivo in democrazia, mentre non lo è in un regime dittatoriale che si arroga il diritto di governare in proprio i processi di governo e di sviluppo della società.
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MessaggioOggetto: Re: Sindacato unico o unitario?   Oggi a 5:40

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