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 Una volta ... c'erano ...

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MessaggioOggetto: Una volta ... c'erano ...   Mar 19 Mag - 23:07

Una volta, sulla Terra, c'erano tanti giganti; il più alto di tutti si chiamava Mare, e lo era tanto che Montagna, un altro gigante, sembrava piccolo piccolo.
Mare, tutti i giorni, giocava con Montagna,  in posti sempre illuminati: quando non era il Sole, o la Luna, erano le Stelle che facevano luce, e qualcuna poteva anche distrarsi ed intrattenersi con loro, a giocare a nascondino, a farsi rincorrere.
Nessun altro gigante era spensierato e fantasioso come erano Montagna e Mare, che avevano sempre la luce negli occhi.
Un giorno, Montagna faticò più del solito a tenere il passo di Mare, e si capiva: egli era molto più piccolo. Ma nei giorni che seguirono, Montagna si sentiva sempre più stanco, cercava in tutti i modi di non darlo a vedere, si sforzava di saltare come le altre volte: non voleva essere da meno di Mare e non voleva farlo preoccupare.
Dopo poco altro tempo, però, il suo corpo perse tutto il colorito che lo caratterizzava e si accasciò per terra, senza forza.
"Montagna! ... Montagna? ... Svegliati Montagna!" gridò Mare con un batticuore ed un nodo alla gola. Il gigante più grande, che fosse mai esistito, era chino sul piccolo amico e lo guardava; poi, gli passò le braccia sotto il corpo e se lo portò al petto. Mentre cercava di scoprire qualche sua risposta, anche la più insignificante, o il minimo cenno, con voce sempre più fioca andava ripetendo: "Svegliati! Ti prego, svegliati!" e senza volerlo, con lo sguardo si affidava a qualsiasi premura che poteva venire da  chi gli si stringeva attorno. Non si sentiva impotente, ma non si sentiva nemmeno capace di porgere il minimo aiuto.
Una stellina, all'improvviso, arrivò tutta ansimante: "Largo! Largo, fatemi largo! ...Devo riferire quello che so! Me lo ha detto il Sole, tanto tempo fa ... per il bene di Montagna ...". Quando fu al cospetto di Mare, continuò: "Il Sole lo aveva previsto; Montagna, il più sensibile, il più vulnerabile fra tutti i giganti, sarebbe stato il primo a soffrire della mancanza di Armonia-fra-gli-uomini. Se volete che torni fra noi, che viva e che riempia il vuoto che sentiamo, occorre che percepisca, anche un po' l'Armonia-fra-gli-uomini!".
"Uomini ...! - esclamò Mare – e che cosa sono? Non ne ho mai incontrati!", e con un po' di timore e titubanza, aggiunse: "Sono per caso altri giganti? ... Buoni? ... Cattivi? Posso convinceli? E ... come incontrarli?".
"No,  non sono giganti! - irruppe il Sole con una fragorosa risata – Adesso sono degli esseri invisibili; quando possedevano Armonia erano un po' più grandi, ma sempre estremamente insignificanti rispetto alle voistre dimensioni; se ti dai da fare, qualcuno di loro puoi anche trovarlo insieme ai bambini. Eh, si! I bambaini puoi riuscire a vederli, sono quelli che ne possiedono più di tutti! Man mano che gli uomini si allontanavano l'uno dall'altro, che ignoravano le reciproche esistenze, incominciarono, poco alla volta, a diventare più piccoli".
"Adesso – continuò il Sole – non si riconoscono più, sono diversi perfino nell'aspetto; non si capiscono più, non parlano la stessa lingua; non mangiano le stesse cose; hanno sviluppato cultura e benessere in differenti modi che sono diventati antagonisti, manifestano discordia, corrono ... a farsi guerra!".
"Ah se potessero tornare com'erano prima!  Se potessero comunicare si sentirebbero più vicini, con gli stessi bisogni, abbetterebbero le disuguaglianze, ma anche la diffidenza, il sopruso e la violenza; avvertirebbero di non poter fare a meno degli altri: ognuno sarebbe in Armonia con tutti!".
Queste parole colpirono Mare: chi altro, se non lui, poteva fare qualcosa affinchè Montagna riascquistasse la sua vitalità? Decise, così, di mettersi alla ricerca degli uomini e chiese, con un po' di perplessità: "Come farò a vedere esseri invisibili o a notarli se sono piccoli piccoli?".
"Tieni – gli rispose il Sole – questa speciale lente ti permetterà di vedere e parlare con gli uomini senza alcuna difficoltà: tu, al di là, vedrai ingrandito e chi guarda verso di te osserverà un mondo rimpicciolito. Le cose, al di là ed al di qua della lente, appariranno contemporaneiamente quasi della stessa dimensione".
Mare camminò per molto tempo ed ogni tanto si fermava, si chinava e guardava attraverso la lente. All'improvviso, esseri strani, allegri, con visi aperti,  lo salutavano e gli correvano incontro con tanta curiosità e veemenza, che si ostacolavano reciprocamente, finendo, quasi, per incespicare e ruzzolare l'uno sull'altro. Si sentì assalito, ben presto, da un insieme di voci: "Ciao! - gli dissero quasi in coro – che ci fai da queste parti? ... Vuoi unirti a noi? Ci fai giocare? I grandi non li vediamo più da quando hanno incominciati a litigare e noi siamo sempre di meno: i nostri fratelli pensano ad altre cose, stanno perdendo la capacità di meravigliarsi, di fantasticare e, giorno dopo giorno, diventano più intrattabili e sempre più piccoli. Per fortuna che, di tanto in tanto, nascono altri bambini! Ma adesso perché non ci racconti di te? Sei tanto diverso ... E, poi, tu non scappi via ... Come ti chiami?".
Mare, in effetti, fu preso alla sprovvista dal fare di tutti quei bambini, però, non si tirò indietro, si sentiva a proprio agio ... come quando era con Montagna! Rispondeva alle domande e riusciva anche a scherzarci sopra, suscitando l'allegria e la simpatia di tutti.
Non ci volle molto per diventare loro amico, anzi, quasi uno di loro se non fosse stato per quella lente! Proprio questa, però, gli dava la possibilità di riuscire bene, finalmente, giocare a nascondino: bastava toglierla di mezzo che non si identificavano più i suoi connotati. Le sue dimensioni erano talmente enormi e inconcepibili che non lo rendevano individuabili e, quindi, lo facevano, di fatto, passare inosservato, "scomparire" alla loro vista.
In questi brevi periodi Mare scrutava altre terre alla ricerca di uomini e in un luogo molto distante non tardò a vedere altri bambini, coi quali visse la stessa storia  e lo stesso rapporto di profonda amicizia. Così accadde per altri ancora: dappertutto il medesimo entusiasmo!
I bambini, anche di posti lontani, parlavano tutti la stessa lingua, manifestavano la stessa creatività ed agognavano una fratellanza universale e, poi, non avevano un diverso colore di pelle, erano tutti uguali: i loro visi ed i loro corpi brillavano di bagliori madreperlacei.
A Mare non riuscì di vedere uomini; forse, in quel periodo avevano esasperato i contrasti o i dissensi. I bambini, però, erano ben visibili e Mare li poteva aiutare: poteva essere dappertutto contemporaneamente e poteva farli conoscere e far comunicare. Così fece!
Che allegria, che felicità! Ognuno si riconosceva in tanti altri, poteva contare su nuove energie ed avere ragioni per non emulare i "grandi" nelle loro scelte, ma per impostare canoni di relazione, di solidarietà, di amicizia.
Mare partecipava con entusiasmo e trasporto a tutte le loro cose e favoriva ogni scambio di emozioni, che amalgamavano ed arricchivano tutti i bambini.
Il tempo, intanto, scorreva senza accorgersene: le sue giornate erano zeppe di impegni e particolarmente importanti per quei piccolissimi esseri! Li vedeva crescere e, con sua meraviglia, diventare sempre più grandi e numerosi.
Quando alla sera , stanco, si adagiava a riposare, ritardava a prendere sonno per pensare a Montagna ed agli altri amici, che lo tenevano in cura. Eh, sì! Era di sollievo nella sua lontananza saperlo in buone mani, come era di consolazione constatare quanto la sua presenza fra i bambini risultasse essenziale. Parimenti, non poteva fare a meno di chiedersi come stavano i suoi amici, cosa facevano, se immaginavano ciò che stava vivendo, ma, soprattutto, se avevano sentore, almeno un po', dalla desiderata Armonia-fra-gli-uomini; e se questa fosse percepita, come poteva accorgersene? Come avere la prova che ce n'era a sufficienza per guarire Montagna e che, anche a malincuore, poteva far ritorno fra i suoi amici giganti?
Un mattino era particolarmente preso da questi pensieri che s'avvide solo in ritardo della vivacità e della frenesia che si diffondeva a macchia d'olio fra i bambini, facendo risaltare come non mai i riflessi iridescenti dei loro volti.
Non si era ancora reso conto di ciò che accadeva, sentiva un brusio di voci, misto a suoni e canti,  che andava, poco alla volta, a farsi sempre più forte e distinto, quando: "Ehi! ... Ehiiii, Mare! Siamo qui, siamo noi! Siamo venuti a farti compagnia! Anche noi vogliamo stare con i bambini!" si alzò su tutto la voce della stellina, la solita, l'intraprendente che, con le compagne dell'Orsa Maggiore e quelle dell'Orsa Minore, precedeva le stelle delle altre costellazioni e la Luna a guisa di guida di una variopinta popolazioni di giganti in una nuova, quanto definitiva collocazione.
Si vedevano tutti: Fiume, Deserto, Ghiacciaio, Vulcano, Nuvola ... Isola, Pianura ... Savana ... non si vedeva, però, Montagna, e la grande gioia di Mare veniva ad essere contenuta soprattutto dall'attesa di vederlo comparire. I dubbi non tardarono a venire: "Perché non c'è? Cosa starà facendo? Gli altri non mi parlano di lui, come se non fosse importante, come se non esistesse! E ... se Montagna ... No! Non è possibile! Non può essere vero! Me lo avrebbero detto ... me lo avrebbero fatto capire! E allora ... perchè non si vede?
Quando i dubbi stavano per diventare più assillanti si udì la voce imperiosa del Sole, che lo riportava bruscamente alla realtà: "Sbrigati! - andava rivolgendosi a qualche ritardatario – sei sempre il solito curiosone! Inviti a giocare proprio i bambini! Portali pure con te, se vuoi, ma sbrigati! Mare ti sta aspettando!".
Mentre proferiva quest'ultimo richiamo veniva a delinearsi nettamente la familiare figura di Montagna, che si avvicinava a stenti, ma divertito, e cercava, senza troppa convinzione di divoncolarsi dalle prese di un nugolo di festosi bambini. Che meravigliosa visione! Montagna era tornato quello di prima, anzi, aveva più colore e dimostrava una forza mai posseduta e poi lentusiasmo dei bambini lo inebriavano a tal punto da ritardare, finanche, l'incontro con Mare. Ma non costituì alcun problema. Mare lo capiva, non se la prease, aveva appurato di persona quanto venisse spontaneo comunicare con i bambini: l'intesa era facile, immediata, totale. Per i giganti, infatti, rappresentava una ragione d'essere, mentre per i bambini era anche uno stimolo e un bisogno per poter crescere: allettanti presupposti per far nascere rapporti solidi di stima, di rispetto, di amicizia, che sarebbero durati nei tempi ...

Tutto accadde come il Sole aveva immaginato, come lo aveva sempre creduto, però, nel vedere prosperare questa nuova Armonia se la rideva tutto soddisfatto.
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cardif




MessaggioOggetto: Re: Una volta ... c'erano ...   Mer 20 Mag - 22:22

caro iafran

ok. il testo l'ho letto. Il riferimento ad una 'certa situazione' credo di averlo capito.
Ma da dove l'hai preso questo racconto?
E che c'entra il fatto che è di prima della prima guerra del Golfo?

Mica posso capire tutto ...

In attesa di graditi (da parte mia) chiarimenti, distinti saluti allegro

cardif

(a proposito, secondo me Gennarino Esposito dovrebbe assumere il nick noespo ciao )
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MessaggioOggetto: Re: Una volta ... c'erano ...   Gio 21 Mag - 15:06

cardif ha scritto:
Ma da dove l'hai preso questo racconto?
E che c'entra il fatto che è di prima della prima guerra del Golfo?

L'autore di questo racconto sono io, impressionato dagli eventi della 1^ Guerra del Golfo. 
Allora, come c'era qualche inviato televisivo che riferiva, con rammarico, "siamo al sesto giorno e qui ancora non succede niente', c'erano altri che la pensavano diversamente. Dopo 3 o 4 mesi di bombardamenti e di guerra rimanevano, quasi a tutti, le emozioni date dagli articoli giornalistici o dalle immagini televisive (ricordo i pozzi petroliferi incendiati) ... e un bisogno di pace e di serenita.

Gennarino Esposito, in questi giorni, ha visto Milano molto trasformata, grandiosa e tutto un movimento per la Expo da rimanere senza parole.
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MessaggioOggetto: Re: Una volta ... c'erano ...   Oggi a 21:15

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