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 * Rosso a Levante e Ponente *

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MessaggioOggetto: * Rosso a Levante e Ponente *   Mer 29 Apr - 22:57



Rosso a levante e ponente

Rosso a levante e ponente
rosso scolpito nei cuor
rossa è la nostra bandiera
emblema di pace e lavor


Si tratta della traduzione dell'originale canzone russa, poi ripresa in tedesco col titolo Brüder, zur Sonne, zur Freiheit, databile intorno al 1905 e quindi nata prima della rivoluzione sovietica. Il testo risentì comunque degli eventi successivi, tant'è che una strofa in italiano suona come segue:

Lo stato ci lega le mani
il clero ci lega il cervel
chi libera i popoli schiavi
è solo la falce e il martel.


Era in effetti rassicurante per molti avere delle certezze talmente granitiche da risparmiare il fastidioso onere di riflettere.
Dal momento che alcuni degli amici qui presenti hanno vissuto in un periodo in cui tali certezze erano diffuse e radicate, con questo intervento mi piacerebbe rievocare episodi significativi di tale epoca. Senza alcun intento apologetico nè giustificativo, solo per condividere qualche brandello di memoria a scopo puramente cronachistico. Le riflessioni a posteriori non sono comunque bandite.



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MessaggioOggetto: Re: * Rosso a Levante e Ponente *   Mer 29 Apr - 23:01

L'assalto alla Statale

La Fortezza

La "Statale" per i milanesi è la Facoltà di Lettere di via Festa del Perdono, anche se l'Università Statale si articola in realtà con le sue diverse discipline in altrettanti quartieri della città assai lontani fra loro.
L'edificio, che a quanto si sussurrava con un fremito fu costruito dallo stesso architetto che progettò il Cremlino, al tempo di cui discorro era una vera e propria fortezza militare. Sulla facciata era issata un'enorme bandiera rossa ed al suo interno gruppi di militanti muniti di bandiere dalle aste assai robuste difendevano l'"agibilità politica", ossia la propria egemonia. Non mancava tuttavia, fra la folla che sempre affollava l'atrio, qualche commissario di polizia in borghese che si faceva riconoscere solo se per distrazione appoggiavate per terra una borsa. Non era lontano infatti il ricordo delle bombe di Piazza Fontana, situata a due passi da lì.


Su quale fosse l'ideologia dominante in quella facoltà lo si capiva a colpo d'occhio: dalle balaustre del primo piano pendevano due gigantografie di circa sei metri di altezza che riportavano i faccioni di Giuseppe Stalin e di Mao Tse Tung, quale era la grafia dell'epoca prima che qualche pedante eccepisse trasformandolo in Zedong.
La Statale si trovava in un perenne stato d'agitazione, costellato a volte da interventi notturni di operai inviati dal Consiglio di Facoltà per murare i locali abusivamente occupati, subito riaperti il giorno dopo a picconate. Il piccone era fra l'altro un simbolo caro ai volonterosi militanti del Movimento, essendo lo strumento con cui venne fatto fuori Lev Trotsky per ordine di Stalin.

continua



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MessaggioOggetto: Re: * Rosso a Levante e Ponente *   Gio 30 Apr - 12:04

I katanga

Il Movimento Studentesco era un gruppo di sinistra allora capeggiato da Mario Capanna, suo leader indiscusso (ma ancora per poco). Era stato lui ad imprimere al caotico movimento sessantottesco quella svolta che nell'ambito della Statale lo fece rifluire nello stalinismo più ortodosso. I suoi seguaci erano studenti che provenivano generalmente dalle classi medio-alte, con l'eccezione di qualche sottoproletario cooptato per dare un senso alla vocazione popolare del movimento. Si distinguevano per i vistosi baffoni, in omaggio al loro riferimento ideologico, sciarpa rossa ed una coppola



Mario Capanna durante un comizio. Al suo fianco il vice Luca Cafiero, che poi gli fece le scarpe. A sinistra un tipico katanga.

La provenienza sociale era però tradita dal loden, indossato soprattutto dal loro servizio d'ordine, i famosi o famigerati katanga protagonisti di decine di valorose imprese belliche contro i fascisti che ancora imperversavano in città. L'interno dell'abito era infatti dotato di una profonda tasca utile a nascondere una micidiale chiave inglese di mezzo metro capace di svitare i bulloni dei TIR. "Hazet 36, fascio dove sei", recitava una delle minacciose scritte che decoravano i muri della città con l'inquietante simbolo della spranga.



Mario Capanna tra due poliziotti in borghese visibilmente malconcio dopo una manifestazione. Quello di sinistra è il commissario Luigi Calabresi, già noto per altri eventi
.


continua
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MessaggioOggetto: Re: * Rosso a Levante e Ponente *   Ven 1 Mag - 10:53

I genovesi

Tutt'altra situazione in quel di Genova, seconda città protagonista del fatto di cui stiamo narrando. Il Movimento Studentesco di ispirazione capanniana era quasi inesistente, mentre in alcuni ambiti della città dominava un gruppo non meno disciplinato e militarizzato ma ideogicamente contrapposto a quello milanese. Si trattava di Lotta Comunista, di ispirazione leninista e che raccoglieva i propri aderenti fra i giovani dei quartieri operai del Ponente. Erano anch'essi facilmente riconoscibili dall'abbigliamento e dall'aspetto complessivo: capelli più corti, poche barbe ed un giubbotto militare tipo eskimo, mentre i dirigenti indossavano, sia pure con una sobrietà che sconfinava nella sciatteria, giacca e cravatta. Identica però l'espressione fiera ed accigliata di chi è cosciente del proprio ruolo rivoluzionario. Era uno spettacolo vederli marciare nei cortei col passo perfettamente sincronizzato come un vero esercito. In particolare, quando la strada faceva una curva, l'elemento che faceva da perno restava sul proprio posto battendo comunque il passo, mentre gli altri regolavano il proprio in modo che intera fila curvasse senza perdere l'allineamento.


Tanto zelo formale non prescindeva però dalla convinzione di rappresentare l'avanguardia mondiale del proletariato, quella che avrebbe portato al progresso ed alla pace fra i popoli. Ma qual era al momento il principale ostacolo sulla strada di un traguardo così ambizioso? Ovviamente gli stalinisti, considerati poco meno che alla stregua di nazisti, sentimento generosamente ricambiato.
Fu così che maturò l'idea audace ma temeraria di portare l'assalto nientemeno che alla fortezza nemica sita in territorio padano. Li confortava l'eredità spirituale di quei temibili portuali genovesi, alcuni dei quali militanti ancora nei loro ranghi, che nel luglio 1960 tennero in scacco la polizia per giorni.
Forse vedevano gli stalinisti milanesi come dei signorini figli di papà che giocavano alla rivoluzione, mentre loro sì che erano temprati al fuoco della battaglia. Fatto sta che l'assalto in forze alla roccaforte milanese effettuato con una cospicua traduzione di truppe da Genova fu condotto con armi lignee quali le solite aste delle bandiere. Troppo tardi gli incauti dovettero constatare la superiore durezza del metallo delle Hazet 36, col risultato che gran parte di loro tornò a casa con gli avambracci fratturati in più punti. 

Per chi volesse trarre una lezione politica da questa storia, direi che appare dimostrato come lo stalinismo dei borghesi sia assai più pericoloso del leninismo operaio. Perlomeno nello scontro corpo a corpo fuori casa.


***

Chi invece si aspettava di trovare in queste note un qualche contenuto minimamente letterario, o quantomeno divertente, che resti pure deluso. Non sono che appunti alla rinfusa provenienti da ricordi personali, senza altro intento o ambizione. E senza che vi sia alcun obbligo a leggerli.
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MessaggioOggetto: Re: * Rosso a Levante e Ponente *   Oggi a 21:16

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